A conti fatti, nel 2160, quando l’uomo (si suppone dunque anche gli irpini e i sanniti) avrà imparato a razionare l’acqua utilizzando le tute dei “Fremen” dell’universo fantascientifico di Dune (Frank Herbert), l’Alto Calore riuscirà a risolvere il suo buco in bilancio.
Ciarcia, l’uomo che guida i conti della società idrica, ha annunciato di chiudere il bilancio finalmente in attivo di un milione e 50mila euro. Ma ha anche chiarito che il passivo, il rosso, l’universo contabile parallelo aperto nel corso degli infiniti viaggi tra i nababbi della categoria produttiva (l’eden dei sindacati e delle segreterie dei partiti che vi hanno pascolato per decenni) è “stabile” a 140 milioni di euro.
Appena una bazzecola. C’è chi non dormirebbe la notte. Ma all’Alto Calore, presto, arriveranno gli aiuti Covid per le aziende e si racimolerà tanto denaro da poter “rimandare la discussione sui 140 milioni e dunque il piano di rientro nel 2023”.
L’assemblea, allestita in una tenda all’esterno della sede di corso Europa, è abbastanza partecipata. All'atto della votazione, il sindaco di Avellino, Gianluca Festa, si è astenuto, così come ha fatto la Provincia: insieme fanno il 21 per cento di quote.
Per il Comune capoluogo è un deporre le armi, un segnale di distensione che il sindaco avrà voluto lanciare.
Ciarcia, per ottenere il sì al proprio operato, ha promesso rigore, lacrime e sangue.
