"Io, prigioniero in casa. Tre settimane per fare il tampone"

La storia di Salvio D'Acunto: solo ieri una telefonata, dopo 18 giorni di attesa e solleciti

io prigioniero in casa tre settimane per fare il tampone
Avellino.  

Prigionieri in casa in attesa del tampone. Dimenticati dal sistema sanitario, per cui ancora non sono ancora ufficialmente positivi al coronavirus. Sono ancora troppe le persone in Campania di cui l’Asl tarda nel certificarne il contagio. Da 18 giorni Salvio D’Acunto cittadino di Avellino resta isolato in casa sua, per un suo personale senso di coscienza e responsabilità, dopo aver scoperto di essere positivo al covid. Salvio aveva deciso, lo scorso 25 ottobre, di sottoporsi a tampone. Una verifica effettuata autonomamente, dopo la comunicazione di un suo conoscente, con cui aveva avuto contatti.

Sono caduti nel vuoto per settinane i solleciti del medico di base e del laboratorio per giorni. “L' Asl di Avellino per quasi tre settimane, nei fatti, non ha certificato il mio contagio - spiega Salvio -. Non ho mai ricevuto notifica del provvedimento restrittivo”. Il tracciamento Salvio D’Acunto l’ha fatto da solo, telefonando personalmente a tutti coloro con cui aveva avuto un incontro più o meno ravvicinato. Solo oggi è stato sottoposto al tampone. 

“Mi risulta che moltissime persone ad Avellino si trovano nella mia stessa condizione- racconta -, prigioniere della burocrazia sanitaria”  poi l’affondo sul piano di controllo tra ritardi e attese. “In Campania sembra che i malati di covid non guariscano mai - spiega -. Il rapporto tra tamponi effettuati e guarigioni non torna. Credo che la burocrazia sanitaria sia lenta e farraginosa al punto da non garantire un reale e rapida mappatura dei contagi e guarigioni sul territorio.

“Tra l'altro, mi risulta che il drive-in dove si effettuano i tamponi è assai poco affollato. Insomma, il "collo di bottiglia" sta evidentemente negli uffici cui toccherebbe processare le informazioni sui contagi. Faccio il mio dovere di cittadino responsabile e resto barricato in casa aspettando Godot, da quasi 3 settimane di prigionia.

Io faccio il dipendente pubblico, lo stipendio mi arriva sul conto corrente lo stesso, non ho famiglia da sostenere, e posso permettermi di stare chiuso in casa 10 o 15 giorni più del necessario senza grosse conseguenze. Ma non tutti si trovano nella mia condizione, e non faccio fatica a comprendere chi, avendo evidentemente più consapevolezza di me dell'inefficienza dell'amministrazione sanitaria, ha preferito evitare il tampone e continuare a svolgere la sua vita normale. È di quello che dovete avere paura: dell'incapacita' dell'amministrazione di dare ai cittadini certezze su cosa li aspetterà una volta scoperta una eventuale positività”.