"Covid, mio padre prigioniero in casa e l'Asl non risponde"

Segnalazioni di disagi e attese da molti cittadini in Irpinia

covid mio padre prigioniero in casa e l asl non risponde
Avellino.  

Squilli a vuoto o voci registrate che si scusano «per il disagio» e informano che «tutti gli operatori sono al momento occupati». E’ l’incubo di migliaia di cittadini campani alle prese con l’emergenza coronavirus, alla ricerca di aiuto, richieste di verifiche sanitarie. La giornata si trasforma in un’odissea di centralini in tilt, numeri «non validi» e ore d’attesa per una risposta che non arriverà.

Chiamate a raffica e disagi. Il Numero Verde dell’asl per il Covid anche in Irpinia scatena i disagi per molti cittadini alle prese col contagio, l’isolamento, le richieste di aiuto. Da ieri ci sono anche le chiamate per sottoporsi a screening prima dell’inizio della scuola, per personale e alunni di asili e prime elementari, e i familiari dei piccoli studenti.

“Mio padre il giorno 18 ottobre ha iniziato ad accusare i primi sintomi influenzali e - racconta Lucrezia Ruggiero lettrice del portale - dopo essere venuto a conoscenza della positività di alcuni suoi colleghi, tramite il medico di base, abbiamo deciso di attivare la procedura asl il 19 ottobre, isolando mio padre in un appartamento diverso da quello in cui viviamo, autoisolandoci gli uni dagli altri e comunicando personalmente ai contatti più stretti la situazione.

Non ricevendo alcuna notizia per settimane da parte dell'Asl, il giorno 27 ottobre mio padre ha deciso di recarsi presso un laboratorio analisi accreditato della provincia per effettuare privatamente un tampone, risultato poi positivo.

Soltanto in data 31 ottobre l'Asl contatta mio padre invitandolo a recarsi al drivein di Campo Genova di Avellino il giorno 02 novembre, ben 14 giorni dopo la prima segnalazione.

Oggi, ad un mese esatto dai primi sintomi, non abbiamo più alcuna notizia dall'Asl di Avellino. Mio padre, ormai senza alcun sintomo da ben 3 settimane, ha bisogno di effettuare un tampone di controllo per poter rientrare a lavoro e purtroppo, essendo in quarantena obbligatoria in quanto soggetto positivo, non potrebbe recarsi in un centro per effettuarlo privatamente.

L'asl solo ieri, 17 novembre 2020, dopo 3 settimane dal primo tampone, ha comunicato la sua positività al Comune di Aiello del Sabato, senza citare, ovviamente, i contatti diretti di mio padre avuti prima della comparsa dei sintomi, in quanto inutile dopo 30 giorni.

Per avere chiarimenti e per velocizzare l'effettuazione del tampone di controllo ci è stato comunicato di rivolgerci al centro epidemiologico di Avellino ai numeri 0825292618- 0825292619, linee attivate proprio dall'Asl e dedicate a fornire ai cittadini informazioni relative al Covid-19 , linee che purtroppo risultano sempre occupate, e le rarissime volte in cui squillano purtroppo nessuno risponde”. La segnalazione della signora Lucrezia è quella condivisa da molti altri cittadini.

“Mi rendo conto che probabilmente ci sarà un numero sproporzionato di chiamate da parte dei cittadini, ma io sto provando da un mese a chiamare, ed è precisamente dal 20 ottobre che non riesco mai a prendere la linea, nonostante mi incolli al telefono chiamando, attaccando e richiamando immediatamente dopo, anche per diversi minuti alla volta. Leggo sotto i post di facebook che molte persone si trovano nella mia stessa situazione non riuscendo a parlare con questo centro. È come se il telefono fosse messo fuori posto. Spero che la mia testimonianza serva a far emergere la realtà, sicuramente già nota, del nostro sistema sanitario che è allo sbando, non solo per quanto riguarda gli ospedali e la malattia in sé, ma anche per tutto il calvario che una persona è costretta a vivere nel momento in cui entra nel circuito asl. È un mese che alla preoccupazione per le condizioni di salute di mio padre, mia madre e altri familiari, si aggiunge il caos, l'ignoto, l'assenza di chiarimenti, di spiegazioni, il tempo che passa e la rassegnazione.

Ci sono tante persone che sono state completamente dimenticate dall'Asl e che purtroppo devono tornare a lavoro, tracciamenti che vengono effettuati dopo settimane dai primi tamponi e quindi ormai inutili, famiglie isolate per settimane senza conoscere l'eventuale positività e che non possono quindi riprendere l'attività lavorativa e provvedere al sostentamento economico”.