Coronavirus, la paura del contagio frena la prevenzione dei tumori. Una drastica riduzione delle attività dei screening e attività di prevenzione, nei fatti, rischia di far aumentare drasticamente il numero delle diagnosi di tumori in stato avanzato. Risultato? In questi mesi, e nei prossimi, ci sarà una impennata dei casi di mortalità per il cancro.
“Non si muore solo di covid”, tuona il primario del reparto di oncologia dell'ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino, Cesare Gridelli, che avverte: dall’inizio della pandemia anche nel nostro ambulatorio sono sempre meno i pazienti che arrivano per attività di controllo e prevenzione”.
I numeri della prevenzione per una corretta e analisi preventiva del cancro a mammella, cervice uterina e colon retto si sono drasticamente abbassati, al punto di far scattare l’allarme degli esperti, che invitano tutti a non rimandare preziose occasioni di controllo.
“La pandemia Covid-19 con la quale stiamo tutt’ora convivendo ha determinato forti cambiamenti in moltissimi settori, compreso quello della sanità - spiega Gridelli -, e ha richiesto una concentrazione di energie nella gestione dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2. L’emergenza ha purtroppo spostato in secondo piano altre patologie e ha impattato sull’aderenza diagnostica dei pazienti. La gente è spaventata. Troppe persone non si recano in centri ed ospedali per verifiche e controlli, per il terrore di essere contagiati.
Gli aspetti sono due. A livello nazionale, solo per dare qualche numero, in Italia ci sono stati un milione e mezzo in meno di screening per mammella, colon retto e cervice uterina. Il secondo, anche persone che iniziano ad avere sintomatologie preoccupanti, rinviano le verifiche rischiando di ammalarsi seriamente, ottenendo nei fatti diagnosi tardive di eventuali carcinomi. La pandemia ha reso più difficile la gestione dei pazienti oncologici da tutti i punti di vista: dello screening, della diagnosi precoce, delle terapie e del follow up. La diagnosi precoce resta uno degli aspetti fondanti della cura e questo aspetto non deve mai essere trascurato”.
L’impatto della pandemia sui tumori
“Durante il lockdown abbiamo continuato a curare i pazienti assicurando loro i trattamenti antitumorali e gli interventi chirurgici non rimandabili - spiega Gridelli -. Colgo l’occasione per ricordare a tutti che l'ospedale San GIuseppe Moscati è sicuro, che le persone devono fare i controlli periodici di prevenzione ed effettuare visite specialistiche in caso di sintomi allarmanti.
La riduzione del numero di nuove diagnosi precoci ci preoccupa e non poco. Un dato preoccupante, dovuto a diversi fattori: l’interruzione dei programmi di screening, la difficoltà dei medici a gestire i casi sospetti di tumore e il timore dei pazienti a tornare, da maggio in poi, negli ospedali e negli ambulatori per screening e controlli”, prosegue Gridelli -. Il risultato è scontato e doloroso: assisteremo ad un aumento di mortalità – soprattutto nei tumori del seno e del colon-retto – per la mancata esecuzione degli screening.
“È una previsione compiuta per questo è importante invitare ancora una volta i pazienti a non rimandare le cure e a riprendere gli screening e i controlli: tutto può essere fatto in completa sicurezza. In questi ultimi mesi ho dovuto riscontrare la presenza di tumori in stato molto avanzato. Insomma, non si deve perdere tempo e ricordare che centro e ospedali sono luoghi sicuri, in cui recarsi in casi così importanti e seri. L’oncologia al Moscati di Avellino, come negli altri ospedali non si è mai fermata e le persone devono curarsi in tempo”.
