Zona rossa, contagi in aumento, escalation di decessi e infezioni a raffica nella provincia irpina in lotta contro il coronavirus. E tornano le ambulanze in coda al pronto soccorso, dove le richieste di assistenza da oltre dieci giorni stanno mettendo a dura prova il sistema dell’emergenza. L’altro giorno, con tutte le sale mediche piene, si sono riviste le ambulanze in fila che per ore non hanno avuto la possibilità di sbarellare. Da settimane i referenti del Nursind invocano soluzioni ad horas che possano decongestionare il reparto dedicato all’assistenza in emergenza. E a commentare quanto accade da giorni nel reparto è la caposala del Pronto Soccorso, Evelina Parrella che spiega: Siamo dentro alla preannunciata quarta ondata da Covid - 19, avrei tanto da dire e tanto da raccontare, ma preferisco restare in silenzio che forse fa più rumore delle parole. In pronto soccorso si è ritornato esattamente a un anno fa, a marzo 2020,non è cambiato nulla dopo un anno di pandemia. (…) Non so se stavolta regeremo l'onda d'urto, perché siamo sempre quelle stesse persone che da circa 14 mesi ininterrottamente si sono sacrificati per combattere una guerra impari. Siamo stremati sia psicologicamente che fisicamente, ma continueremo.
Continueremo a dare quello che la nostra professione ci impone a livello morale e professionale, l'assistenza ai malati, con tutta la nostra esperienza e con tutta la nostra passione, proiettandoci verso un augurio di speranza di uscire fuori da questo incubo nel più breve tempo possibile perché il desiderio di riprenderci tra le mani la nostra vita, a volte così scontata, a volte così brutta, a volte così bella, ma mai sospesa, é più forte della stessa pandemia. Tutti abbiamo pagato un prezzo salatissimo durante quest'anno così surreale e tutti abbiamo perso qualcosa che inevitabilmente ci ha cambiati, niente e nessuno sarà più la stessa cosa. Ma si va avanti con coraggio e con la convinzione che forse il sacrificio dei tanti porterà una nuova luce, e che stavolta la storia insegna perché ha avuto scolari attenti e capaci. Ci voglio credere”.
