Ieri la città ha ricevuto la visita dell'architetto Fuksas. Una autorità. J-Luc Holiday, come i puttini di Michelangelo, si è fatto immortalare al suo fianco avendo come sfondo la Dogana.
L'arrivo di Fuksas, ovviamente, è un ripiego. Una sorta di serie b cui rivolgersi.
Due anni fa, J-Luc Holiday aveva fatto precedere l'arrivo dell'esimio professor Francesco Venezia, «...tra gli architetti più famosi in Italia e conosciuto in tutto il mondo», da un convegno preparatorio sul futuro del centro storico della città. Il professore, davanti a centinaia di colleghi adoranti all'interno del salone della Camera di Commercio, discettando di architettura, ebbe a definire Renzo Piano “...un dilettante fortunato”. Pure con Venezia, J-Luc Holiday si fece immortalare mentre insieme “studiavano” le spoglie della Dogana. Lui, Francesco Venezia, s'era presentato con un cappellino in paglia versione “Colazione dei canottieri” di Renoir.
L'immensa archistar, qualche mese dopo, s'è sfilata. Puf, svanita come un palloncino che si buca.
Non si è mai saputo se dopo aver capito che di soldi non ce n'erano abbastanza o cos'altro. Ovviamente, da divinità dell'architettura, Venezia non ha ritenuto i suoi mortali concittadini degni di ricevere una spiegazione. Neanche l'Ordine degli Architetti di Avellino, in larga parte disteso ai suoi piedi ad accoglierlo e ad annuine ai suoi insulti a Renzo Piano, ha mai ritenuto di dover spiegare perché, come mai.
J-Luc Holiday, che oramai fa delle figurelle da niente un suo personal branding, pur di rimediare allo scivolone, ha chiamato l'uomo che disegnava le nuvole. In via preventiva non si sa per fare cosa e con quali soldi e grazie a quale concorso di idee o appalto o affidamento diretto. Del resto, pure per lo stadio tutto è iniziato con una sceneggiata, salvo poi scoprire che negli uffici comunali non c'era né il progetto né l'idea di come si sarebbero trovati i soldi. L'unica certezza è che D'Agostino, il superman dell'edilizia, deve spenderli e che la città, più o meno, deve attivarsi per darglieli.
Ora, la domanda è cornuta: a Fuksas, immortalato dietro le macerie della Dogana, J-Luc Holiday avrà fatto vedere la pista ciclabile di viale Platani e la striscia di Roger Rabbit di piazza Aldo Moro? E lui, Fuksas, sa di essere un ripiego dopo la rinuncia di una divinità e di avere a che fare con creativi che le sue nuvole se le mangiano a colazione?
