La lotta al Covid, gli oltre nove mesi di cure e quella lunga riabilitazione per superare i postumi della malattia, fino al ritorno al lavoro in quelle stesse corsie in cui si era ammalato. Sopravvissuto al coronavirus, coraggioso esempio di lotta in ospedale durante l’emergenza sanitaria il dottore Carmine Sanseverino è stato nominato cavaliere della Repubblica Italiana. Martedì 2 giugno sarà insignito del titolo, conferitogli dal presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, in prefettura ad Avellino, anche con altri sanitari irpini.
Di questa esperienza, che lo ha segnato nell’anima, resta il fiato a volte corto, che spezza le parole in qualche occasione, quando magari l’emozione si fa più forte. Carmine Sanseverino simbolo della lotta al coronavirus, medico esemplare che nelle prime settimane della pandemia sfidò ogni pericolo per aiutare i suoi malati, ora guarda al futuro con la gioia e consapevolezza di chi ha rischiato la propria vita.
La sua lotta contro il Covid raccoglie ogni aspetto della pandemia: quella del medico in trincea, del medico che si ammala e che, con forza, vince e rinasce ritornando esattamente al suo posto, in ospedale per aiutare i suoi malati.
Sono trascorsi nove mesi e mezzo di cure e riabilitazione per Carmine Sanseverino fino allo scorso febbraio quando è tornato al Moscati, in servizio.
Il 13 aprile gli venne diagnosticata una polmonite interstiziale e il tampone confermò la sua positività. Seguirono i 50 giorni di sedazione in cui venne intubato. A fine maggio la notizia tanto attesa. Il dottore Sanseverino era guarito dal Covid.
Questa in sintesi la sua storia. Oggi la grande emozione nel ricordare i mesi trascorsi tra cure, paure, la grande apprensione nei momenti più delicati del suo percorso e la partecipazione di una comunità intera, che ha sempre seguito con apprensione l’evolversi del suo quadro clinico.
“Mi sento un sopravvissuto. Ho lottato. La mia storia ha colpito tanti. Inizialmente dovemmo fronteggiare l’emergenza con un carenza cronica di presidi sanitari. Senza dimenticare che avevamo delle conoscenza molto limitate del coronavirus. Oggi guardando indietro ricordo con emozione le paure, i giorni duri, la diagnosi quando scoprii che mi ero ammalato”.
Il dottore Sanseverino invita tutti alla prudenza, per riuscire ad uscire definitivamente dall’emergenza.
“La mia nomina è stata proposta dal mio reparto, dal mio primario il dottore Maffei, da tutto il reparto che in quei primissimi mesi era in trincea. Questa pandemia ci ha colpiti in un momento, come campani, di grande fragilità del sistema sanitario. Mancavano risorse e personale. Questo deve insegnarci qualcosa. Formare medici esperti e utili e pronti per fronteggiare la pandemia è fondamentale. Spero che i politici abbiano capito che in sanità si deve investire e non si devono fare tagli insensati”.
Negli occhi e nelle parole rotte dall’emozione del dottore Sanseverino il ricordo della sua malattia.
“Ho attraverso varie fasi. Ricordo con particolare emozione la paura che ho vissuto al pensiero di non rivedere i miei cari. i miei figli adorati, la mia cara moglie.
Poi, pian piano, ho rivisto la luce. Ho rivisto il cielo azzurro quando mi hanno risvegliato con le persone che applaudivano. Pensavo di essere altrove, nel regno dei morti. Invece, per mia fortuna, sono ancora vivo, ripeto mi sento un sopravvissuto a questo virus tremendo e subdolo.
Mia figlia si è laureata qualche mese fa, tra poco mio figlio diventerà medico. Mi ha detto che vorrà fare l’epidemioliogo, un orgoglio doppio me, per la nostra famiglia così segnata dalla pandemia.".
