Dimissioni in sequenza dall'area Covid dell'Ospedale di Avellino San Giuseppe Moscati. Sabino e Salvatore sono i nomi degli ultimi due malati covid, che sono sono stati trasferiti in reparto ordinario uno e in una clinica riabilitativa l’altro, dopo durissime settimane di cura in cui sono stati estubati e hanno sviluppato le conseguenze più gravi del virus. La speranza, anche in Irpinia, è quella di vivere l’ultima coda dell’emergenza sanitaria. Ma sanitari ed istituzioni predicano cautela. Il primario del reparto di Rianimazione responsabile dell’area covid nella palazzina Alpi, il dottore Angelo Storti, racconta questi giorni di piccole e straordinarie soddisfazioni nel vendere l’aumento del numero dei guariti, dei dimessi, dei negativizzati nell’area covid, a fronte dei lunghi e dolorosi mesi di emergenza sanitaria profonda in cui si sono contate tante vittime del coronavirus.
“Siamo tutti speranzosi – spiega Storti -. In queste ultime settimane, rispetto ad un emergenza rossa degli scorsi mesi, stiamo vivendo una fase di generale miglioramento. I nostri malati stanno rispondendo bene alle cure, abbiamo vissuto emozioni grandissime in reparto in terapia intensiva nel vedere alcuni pazienti svegliarsi. Quando aprivano gli occhi, una volta estubati e gradualmente risvegliati, per noi è sempre stata una gioia grande ed autentica. Ognuno di loro ha sorriso ripagandoci di ogni sacrificio”. Il dottore racconta come questi ultimi e numerosi successi stiamo spronando tutta l’equipè di medici infermieri e psicologhe a lavorare con molto entusiasmo. Attualmente sono solo 15 i malati covid nella palazzina Alpi. Mentre il Landolfi è covid free. “Ci tengo a ringraziare tutti i protagonisti del nostro reparto e area covid dai miei colleghi, agli infermieri, passando per le psicologhe a tutti gli operatori. Abbiamo sempre tenuto presente e praticato una scrupolosa umanizzazione della cura. I nostri pazienti erano soli, isolati con noi in reparto,. Abbiamo sempre chiamato i parenti che erano a casa, provato a calmierare il drammatico isolamento imposto dal covid. L’umanizzazione della cura è stata al primo posto. Oggi, ogni giorno, in ogni momento non dimentichiamo chi non ce l’ha fatta.
E’ stata davvero una guerra e porteremo per sempre nei nostri cuori e nelle nostre menti il dolore atroce di questa pandemia, il ricordo caro di chi ci ha salutati sorridendo, ma anche e soprattutto il dolore e disperazione dei familiari di chi non ce l’ha fatta e dei nostri malati. Oggi, più di ieri, è il momento della responsabilità. Ricordo a tutti i nostri morti, la disperazione che questa pandemia ha seminato dentro ognuno di noi. Dobbiamo continuare a seguire le regole anti covid, la campagna vaccinale ci sta aiutando, ma serve prudenza e autocontrollo”.
