Avellino non è una città per giovani né per bambini, ma nemmeno gli anziani, che sono aumentati +3,11% negli ultimi cinque anni, se la passano poi tanto bene. E la posizione finale della classifica, che vede il capoluogo irpino al 93esimo posto su 107 province italiane, dimostra che la strada da fare è ancora tanta. Va detto che quella pubblicata oggi dal Sole 24 ore non è la classifica generale di fine anno sulla qualità della vita, ma una classifica “generazionale” (ciascuna composta da 12 parametri) che misura con i numeri la vivibilità dei territorio per bambini, giovani e anziani. I tre nuovi indici documentano la capacità delle istituzioni di mettere in campo servizi efficienti, le relative condizioni di vita, le lacune nei confronti dei più fragili e le aspettative dei più giovani. Ne emerge ancora una volta un forte divario territoriale tra nord e sud e squilibri sempre più evidenti. L’attrattività dei territori, infatti, è legata al fabbisogno della popolazione presente ed è spesso determinante per frenare il declino demografico in corso. La pandemia ha poi fatto esplodere le disuguaglianze, a volte anche i conflitti generazionali, così come le lacune di alcuni territori.
La classifica in Campania. In Campania Napoli è 71esima e viene prima ancora di Salerno 92esima poi Avellino 93 esima, infine Benevento 98 esima e Caserta 99esima.
Ma andiamo a vedere nel dettaglio i tre indici generazionali cosa ci dicono sulla città di Avellino. E' nel rapporto tra di loro che le generazioni mostrano sul territorio i principali squilibri, anche tra fasce costiere e aree interne.
Il primo dato è la denatalità e dunque il fatto che i giovani sono meno dei residenti anziani. In provincia di Avellino l'incidenza della popolazione tra 0 e 10 anni è dell'8,2%. Negli ultimi cinque anni il 12,35% in meno di nuovi nati.
Diminuisce anche la popolazione giovane tra 18 e 35 anni, che incide per il 20,6% con una variazione di -8,77% negli ultimi 5 anni .
Aumenta invece la popolazione anziana over 65, con un'incidenza attuale del 22,7& sulla popolzione totale, e un aumento del +3,11% negli ultimi cinque anni.
Ci sono province come Napoli dove il rapporto bisnonni (over 80) e pronipoti (under 10) è a favore dei secondi, che sono oltre il doppio dei primi. Nella provincia di Caserta, invece, i residenti giovani (tra i 18 e i 35 anni) superano del 21% i residenti anziani (con 65 anni e oltre).
I numeri, ovviamente, riescono a raccontare solo in parte i differenti livelli di qualità della vita di anziani, giovani e bambini. I tre indici possono rappresentare un indirizzo utile per chi dovrà amministrare e investire i soldi pubblici nei prossimi anni.
E allora troviamo che Avellino è 12esima in Italia per le pensioni di basso importo, come molte altre province del mezzogiorno mentre l'importo mdio delle pensioni di vecchiaia è di 1131 euro, il che ci porta all'88esimo posto in classifica.
Per il trasporto disabili e anziani spendiamo in media 24,6 euro /abitante e abbiamo una speranza di vita piuttosto bassa (87esimi) rispetto alla media nazionale.
Deprimente il dato che riguarda gli orti urbani (90esimi) e l'inquinamento acustico (87esimi).
Altro parametro indicativo è la spesa per l'assistenza domiciliare ( 91esimi), ad Avellino spendiamo in media 35, 8 euro per ogni bitante over 65.
Si spende molto anche in farmaci per malattie croniche (24esimi): 241 euro per abitante.
Infime la mortalità per demenze e e malattie del sistema nervoso, quasi ultimi al 106esimo posto della classifica.
