Irpinia e turismo: ecco l'atteso verdetto d'estate ...

Successi, delusioni, spase pazze. E' già tempo di bilanci

Tante iniziative, poca lungimiranza, ancora troppi campanili. La strada per crescere è in salita

Avellino.  

Tamburi e ciaramelle che suonano vecchie tarantelle, danze forsennate al chiaro di luna, canti di bardi a cavallo di asinelli, sperimentazioni ardite di musica elettronica, grandi nomi o presunti tali sempre discussi, fiumi di gente che accorrono da ogni dove. L’estate irpina è questa e molto altro. Come di consueto, durante i tre mesi della bella stagione, la nostra provincia ha indossato il suo vestito più bello dimostrandosi ricca di rassegne e eventi. Noi, in concomitanza col 31 agosto, abbiamo voluto redigere un primo bilancio.

Avellino in chiaro scuro: Il capoluogo ritrova i fasti del concertone di ferragosto al quale si aggiungono i pienoni della rassegna agostana C’entro per il Centro. Altrettanto eccezionale il successo del festival internazionale Flussi, che conferma quanto di buono fatto in questi anni, richiamando nel capoluogo irpino tanti stranieri, appassionati di musica elettronica o semplici curiosi. Unica pecca, la partecipazione ridotta della città: Avellino non è ancora pronta a accogliere con favore avanguardie sperimentali di questo tipo. In provincia la parte del leone la fa sicuramente lo Sponz Fest di Capossela, autentica calamita per il turismo di fuori regione. Per il resto fra sagre e eventi sparsi, non ci siamo fatti mancare proprio nulla.

Far di necessità virtù: L’arte dell’arrangiarsi forgia il dna di questa terra e così, con i fondi che sono destinati sempre a pochi eventi, spesso decisamente concentrati solo nell’area del capoluogo, bisogna fare di necessità virtù: massimo spazio all’inventiva per salvaguardare nervi e portafogli.

Brand, questo sconosciuto: Troppo frammentario il numero di eventi che, spesso, hanno per oggetto i medesimi obiettivi e finiscono per accavallarsi. Non c’è un copione intorno al quale operare per esaltare sinergicamente le peculiarità di questa terra, si procede così a sprazzi, con tante iniziative lodevoli che purtroppo hanno un’incidenza limitata ai giorni delle manifestazioni. Eventi che non creano indotto continuativo per il territorio, troppo settoriali per essere vetrina efficace dell’Irpinia, privi di una calendarizzazione chiara finiscono per farsi competizione, dividendo un pubblico già di per se troppo esiguo. Una regia che operi a monte potrebbe dirottare efficacemente un simile flusso ripartendo equamente fatica e soddisfazioni. A oggi, i tentativi in tal senso sono tutti caduti nel vuoto o si mantengono in fase embrionale.

Spese pazze, poche sostanza: Si investono cifre spropositate su eventi che non generano reale indotto per il territorio e che, pur rappresentando un catalizzatore eccezionale di pubblico durante i giorni delle manifestazioni, finiscono per accartocciarsi su se stessi quando il grande nome torna sul pullman. In sintesi, passato il santo passata la festa. Come abbiamo già ripetuto in un precedente articolo, è finita l'era dei concerti gratis. Altre sono le sfide che aspettano questa provincia, se l’obiettivo è crescere realmente. Sarebbe auspicabile investire su una macchina organizzativa con ruoli ben definiti: operatori di marketing adeguatamente formati, guide turistiche accreditate, strutture recettive all’altezza dei flussi turistici che si vogliono attirare in provincia, una commissione cultura che operi in sinergia fra associazioni, privati e amministrazioni, creando un palinsesto d’eventi variegato e integrale che inglobi al proprio interno ogni peculiarità della provincia. Senza dimenticare investimenti reali sulla comunicazione: non è più tempo di siti con pagine statiche che non offrono, per giunta, nemmeno delucidazioni chiare sul prodotto offerto. Inutile giocare a freccette con la foto del politico di turno, o maledire il caso, spesso si tratta solo di qualche accorgimento figlio del buon senso.

(La foto di copertina ci è stata gentilmente concessa da Pellegrino Tarantino)

Andrea Fantucchio