Cantieri che aprono piazze e strade che chiudono. Esplode la rabbia del parroco del centro antico di Avellino, don Emilio Carbone, che chiede all'amministrazione di sbloccare le grandi e piccole opere in tutta la città e di rendere la città un posto migliore.
«Le condizioni di vivibilità in questa città sono un inferno - spiega don Emilio -. Andiamo avanti così da decenni. Immaginavo che dopo il terremoto, avvenisse la risistemazione. Ma ormai è sotto gli occhi di tutti come dopo la tragedia del terremoto del 1980, ora siamo costretti a vivere quella dei cantieri. Dodici anni di storia di una città segnata dalle grandi opere. Un calvario per tutti, cittadini e commercianti, che è triste ammetterlo si sta dimostrando peggiore anche del terremoto». Un appello al buonsenso quello del parroco preoccupato per il destino soprattutto del centro antico, stritolato da transenne e cantieri. Secondo don Emilio questa è una città piena di pali, transenne, cantieri e barriere.
L'intervista integrale domani in edicola con Ottopagine
Simonetta Ieppariello
