“Mio figlio piccolo mi chiede da quattro mesi “papà, papà, perché non c’è niente nel frigo?”. Io mi vergogno, per un padre e un uomo non esiste umiliazione peggiore. Da gennaio non prendiamo un euro, eppure, abbiamo continuato a lavorare senza protestare. Angelo, quarant’enne di Montoro, è disperato. Lo incontriamo di fianco a una delle due tende, che il presidio dei lavoratori impegnati nello Stir dell'Azienda Ospedaliera Moscati di Avellino, ha montato di fronte all’ingresso della città ospedaliera.
“Devo chiedere a mia madre i soldi per prendere i trasporti per venire qua, a quarant’anni. Abbiamo aspettato, siamo stati rispettosi e diligenti, anche in questi due giorni di sciopero, ma adesso basta. Se domani, l’incontro previsto in Prefettura non darà gli esisti sperati, rimarremo qui ad oltranza ma, almeno per quanto mi riguarda, non staremo più così tranquilli. E’ vergognoso, si parla di mensilità di poche centinaia di euro, siamo più di cinquanta impiegati e la metà di noi ha dei figli a carico. Sono stanco delle chiacchiere, con l’aria non lo compro il pane per i miei figli. Voglio i soldi che mi spettano, tutti, o facimm’ pure noi ‘o bordello. Mi dispiace per il disservizio che stiamo creando. Ma ci hanno costretto: mio figlio non mangia, ora basta”. (Continua su OttopagineNew -scaricala gratis per Android)
Andrea Fantucchio
