Crans-Montana, Don Pasquale: Vicini alle famiglie il dolore vero chiede presenza

Don Pasquale Iannuzzo, parroco del Duomo di Avellino,

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"Crans-Montana ci ricorda che amare è sempre esporsi. Vivere è sempre rischiare. Ma è proprio questo rischio che rende la vita degna di essere vissuta".

Avellino.  

"Crans-Montana ci consegna una verità che non vorremmo ascoltare: la vita non è mai garantita. Neppure quando sembra al sicuro, neppure quando è immersa nella bellezza". Così Don Pasquale Iannuzzo parroco del Duomo di Avellino. Si svolgono oggi i funerali dei ragazzi italiani morti nel rogo di Crans-MONTANA, per i quali questa mattina in tutte le scuole italiane verrà osservato un minuto di silenzio. Un modo per 'ricordare le giovani vittime ed esprimere vicinanza alle loro famiglie', ha spiegato il Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che parteciperà al minuto di silenzio presso le Orsoline di San Carlo, la scuola di Milano dove studiava Achille Barosi.

"Il dolore vero non chiede risposte: chiede presenza"

"La tragedia irrompe come uno strappo improvviso: rompe la continuità, spezza il senso, lascia senza parole. È il reale nella sua forma più nuda, quel reale che non si lascia spiegare, né giustificare." Spiega il parroco del centro storico, che ieri nella sua omelia, ha ragionato della tragedia dei giovani morti.  "Di fronte a questo dolore, ogni parola facile è una violenza. Non serve cercare colpe, né rifugiarsi in un “perché” che non arriva. Il dolore vero non chiede risposte: chiede presenza".

La fede che consola

La fede, qui, non consola. La fede resta. Resta accanto alle famiglie ferite, resta sotto la croce, resta nel silenzio che piange. Dio non è colui che ha evitato la tragedia. È colui che non abbandona chi è precipitato nel buio. È il Dio che non salva dalla morte, ma salva nella morte, custodendo ogni vita come unica, insostituibile, amata. Crans-Montana ci ricorda che amare è sempre esporsi.
Vivere è sempre rischiare. Ma è proprio questo rischio che rende la vita degna di essere vissuta. E nel silenzio che resta,
l’unica risposta possibile è la compassione: quel piegarsi del cuore che non spiega il dolore, ma lo porta insieme". Conclude il prelato della Diocesi di Avellino-.