"La chiusura del Pronto Soccorso di Solofra ha peggiorato il caos Moscati"

Angela Marcarelli, coordinatrice dell’Assemblea Territoriale di Cittadinanzattiva Avellino

la chiusura del pronto soccorso di solofra ha peggiorato il caos moscati
Avellino.  

Torna al centro del dibattito pubblico la situazione del Pronto Soccorso dell’Azienda Ospedaliera “San Giuseppe Moscati” di
Avellino. A sollevare con forza la questione è la dottoressa Angela Marcarelli, coordinatrice dell’Assemblea Territoriale di
Cittadinanzattiva – Rete del Tribunale per i Diritti del Malato di Avellino
, che denuncia ancora una volta le gravi criticità legate al
sovraffollamento del presidio. Secondo quanto riferito dalla coordinatrice, “le difficoltà attuali affondano le radici nella soppressione
del Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero di Solofra, avvenuta nella fase di accorpamento con l’Azienda Ospedaliera Moscati.

La sanità, i tagli

Una scelta che, a nostro giudizio, sarebbe stata assunta in contrasto con il Decreto Commissariale n. 29 del 2018, che prevedeva il
passaggio del presidio sotto l’ASL di Avellino e ribadiva la necessità della permanenza del Pronto Soccorso di Solofra per ridurre il
sovraffollamento della struttura di Contrada Amoretta. La chiusura del Pronto Soccorso di Solofra – sottolinea Marcarelli – ha
determinato nel tempo una pressione insostenibile sul PS del Moscati, con criticità gestionali mai realmente risolte.
Spazi limitati e personale numericamente insufficiente rendono difficile garantire sicurezza, appropriatezza delle cure e dignità ai pazienti che
ricorrono all’emergenza-urgenza.

Il caso di Nonna Angela

A riportare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla vicenda – continua la Marcarelli – è anche un
episodio recente finito sulle cronache locali: il decesso di una donna di 84 anni, avvenuto dopo 36 ore di permanenza nell’area di
emergenza. Sempre secondo quanto segnalato, il personale, impegnato nella gestione contemporanea di ben 21 codici rossi, non
sarebbe riuscito a informare tempestivamente i familiari, che avrebbero appreso della morte della paziente solo dopo circa 12 ore
dall’evento. Un caso che, per noi di Cittadinanzattiva, non rappresenta un’eccezione – evidenzia la coordinatrice – ma il sintomo di
una condizione di insicurezza quotidiana vissuta da molti utenti del Pronto Soccorso. Pazienti che spesso scelgono il silenzio, per
timore di esporsi o di aggravare ulteriormente il lavoro degli operatori sanitari, sperando almeno di ricevere diagnosi e cure in un
contesto il più possibile umano e dignitoso”.

Servono provvedimenti

Alla luce di quanto accaduto, Marcarelli rinnova l’appello alle nuove dirigenze sanitarie
affinché “valutino con urgenza l’adozione di provvedimenti contingenti e risolutivi, riprendendo anche le proposte già avanzate da
Cittadinanzattiva con comunicazioni ufficiali inviate nell’agosto e nel dicembre 2022”. Tra queste, viene ribadita la proposta di
utilizzare i medici di continuità assistenziale per la presa in carico e la trattazione dei codici bianchi e verdi, così da alleggerire il
carico sul Pronto Soccorso e consentire al personale dell’emergenza-urgenza di concentrarsi sui casi più gravi, riducendo al
contempo i tempi di attesa e migliorando la qualità dell’assistenza. “Siamo disponibili a ogni forma di collaborazione – conclude la
coordinatrice – ma è necessario un intervento immediato per tutelare il diritto alla salute e alla sicurezza dei cittadini”. La questione
resta aperta e continua a interrogare istituzioni e vertici sanitari sulla capacità del sistema di rispondere efficacemente alle esigenze di
emergenza del territorio irpino.