Rischio carenziale e di denutrizione con farmaci anti-obesità e dieta riducente

Una riduzione drastica di apporti alimentari, specie di proteine, deve costituire un segno d'allarme

rischio carenziale e di denutrizione con farmaci anti obesita e dieta riducente
Avellino.  

Una riduzione drastica di apporti alimentari, in particolare di proteine, deve costituire un segno di allarme. Una perdita di peso > al 10% a tre mesi, o > al 20% a sei mesi, durante la terapia, è un segno di allarme e deve far sospettare una denutrizione, della quale bisogna occuparsi. Il raggiungimento di una massa di peso corporeo (BMI) < a 18,5 kg/m2 è un segno di allarme maggiore che deve far ricercare una denutrizione. Una diminuzione della forza muscolare o l’apparizione di un’obesità con sarcopenia (diminuzione della massa muscolare) è un segno di allarme. Una vigilanza particolare si impone nei pazienti che presentano disturbi digestivi maggiori (diarrea, vomito), o uno stato infiammatorio acuto o cronico. Queste situazioni devono far ricercare una causa che possa sfociare nel degrado dello stato nutrizionale (neoplasie, anoressia, eccetera).

In questi casi si raccomanda un adattamento del trattamento farmacologico (riduzione delle dosi o sospensione temporanea, talvolta definitiva) e sentire il parere di un esperto. Il medico prescrittore deve assicurarsi di essere informato riguardo all’evoluzione del peso, a 3 e 6 mesi per determinare se il paziente è andato oltre la soglia d’allarme (> 10% e > 20% rispettivamente).

Si consiglia di effettuare una ricerca biologica di eventuali carenze, in modo tale da integrare l’intervento con somministrazione di vitamine, di elettroliti, eccetera. Una carenza importante di ferro deve far ricercare uno stato anemico che va corretto. Una carenza di albumina è un segno importante di uno stato di denutrizione severo. Nella donna in menopausa è opportuno controllare il metabolismo del calcio e del fosforo, nonché il livello del paratormone.