Solofra, 19 anni fa la tragedia Antonella. Il dolore della madre: ciao stellina

La tragedia di Solofra, il ricordo commosso della madre

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Solofra.  

Diciannove anni fa, a Solofra, veniva spezzata la vita di Antonella Russo. Una ferita che la comunità porta ancora nel cuore, un dolore che non conosce tempo. Oggi mamma Lucia sui social le dedica poche parole, semplici e immense:
“Ciao stellina, 19 anni senza te.” Un ricordo che continua a illuminare, nonostante tutto. La memoria di Antonella resta viva in chi l’ha amata e in chi non ha mai smesso di chiedere giustizia e verità.

La storia di Antonella

Era nata a Solofra, paesino nell’Irpinia, nel 1984 e, se fosse vissuta, sarebbe ancora giovane e, forse avrebbe dei figli. Era la seconda di due figlie di Francesco e Lucia De Stefano. Fu uccisa a febbraio, e a marzo avrebbe dovuto discutere la tesi di laurea sul turismo in Normandia. La tesi era su Mont saint Michel. La vita della famiglia scorreva bene, insomma, la mamma lavorava in una conceria, la sorella maggiore Milena era insegnante e lei si stava per laureare, svolgendo anche lavori saltuari. Dopo molti anni di vedovanza la mamma conobbe un uomo di 50 anni, Antonio Carbonara, originario di Nusco, sempre nell’Avellinese, anche lui vedovo e con tre figli. Sembrava un uomo mite, gentile, e Antonella fu contenta inizialmente che la mamma trovasse la compagnia di un uomo perbene. Ma così non era: col passare del tempo Carbonara, che intanto era andato a convivere con loro, si rivelò una persona gelosa, violenta, aggressiva.

 Antonella aveva visto i maltrattamenti a cui era sottoposta la madre, le violenze, e più volte, insieme con la sorella, aveva preso l’uomo di petto e lo aveva anche denunciato, ma non era servito a nulla. Lo avevano anche cacciato di casa e cambiato la serratura della porta. La mamma a un certo punto aveva preso la determinazione di troncare questo malsano rapporto, e fu questa la mola che fece scattare la follia nella mente di Carbonara, che aveva giurato di vendicarsi. L’uomo infatti, come si è visto anche in centinaia di successivi episodi di cronaca, non si rassegnò alla fine del rapporto, e si mise a pedinare la donna. Per questo Antonella quando poteva accompagnava la madre al lavoro alla conceria in contrada Sant’Agata e la andava a prendere. Così accadde anche quella mattina del 20 febbraio 2007: l’uomo seguì l’auto di Antonella, la affiancò e le sparò contro ben sei colpi di pistola calibro 7,65. Quattro raggiunsero la giovane, che morì subito. Carbonara lasciò la giovane morente lì e si diede alla fuga. Furono due colleghi della madre che videro il corpo e dettero l’allarme. I carabinieri riescono a rintracciare Carbonara poche ore dopo, lo arrestano. L’uomo, messo alle strette, confessa. Verrà poi condannato in via definitiva a trent’anni di reclusione.

Antonella riceverà successivamente dal presidente Giorgio Napolitano una medaglia d’oro al valor civile alla memoria, l’università salernitana di Fisciano nel 2015 le darà quella laurea che Antonella stava per conseguire, a lei saranno intitolate strutture e comitati. Ai suoi funerali a Solofra c’era tutto il paese in lacrime. Ma rimane una vita spezzata troppo presto in maniera brutale, dei sogni non realizzati, degli anni da vivere serenamente.