Diabete e obesità, la rivoluzione con i farmaci GLP-1: siamo solo all'inizio...

GLP-1 e soci sono dei semplici farmaci dimagranti o permettono di curare altre patologie?

diabete e obesita la rivoluzione con i farmaci glp 1 siamo solo all inizio

Anno 2026. GLP-1, GIP, GIP glucagon, interleuchina-6, diabete, obesità, cuore, etc: ecco cosa cambia...

Avellino.  

I farmaci GLP-1 (Wegovy, Mounjaro, etc) hanno già sconvolto i trattamenti del diabete e dell’obesità. Ma la rivoluzione è solo all’inizio. Nel 2026 molte molecole di nuova generazione dovrebbero dimostrare risultati maggiori. Ricerche in corso testano la combinazione di diversi ormoni (GLP-1/GIP, GLP-1/GIP/Glucagone).

Altre esperienze hanno già valutato le formulazioni orali come l’orforglicopron e Rybelsus che hanno dimostrato riduzione del peso corporeo quasi uguali ai trattamenti con iniezioni sottocutanee.

Ma al di la della perdita di peso, il 2026 deve rispondere ad una questione più fondamentale. GLP-1 e soci sono dei semplici farmaci dimagranti o permettono di curare altre patologie? Le ricerche cliniche devono fornire risultati su indicazioni più vaste: prevenzione degli infarti, protezione della funzione renale, impatto sulla steato-epatite non alcolica, miglioramento dei sintomi legati alle apnee del sonno. In questo senso risultati probanti sono già stati ottenuti nei nostri ambulatori.

Sono state esplorate anche delle piste riguardanti il rischio di demenza o declino cognitivo, ma le ricerche sull’Alzheimer sono state deludenti. I dati disponibili suggeriscono già che queste molecole presentano degli effetti cardio-metabolici globali, che vanno oltre la sola riduzione del peso e riguardano molti organi bersaglio (cuore, rene, metabolismo). Si tratta evidentemente di farmaci che agiscono su di un insieme di meccanismi fisiopatologici interdipendenti. Infarto del miocardio, ictus cerebrale, insufficienza cardiaca, queste malattie sono la prima causa di mortalità nel mondo.

Oltre il colesterolo, l’ipertensione arteriosa, il diabete, emerge un altro colpevole: l’infiammazione cronica. Alcuni studi hanno già dimostrato che, bloccando alcune vie infiammatorie, era possibile ridurre il rischio di eventi cardiovascolari. L’infiammazione è sostenuta da una citochina, l’interleuchina-6. Ora, l’associazione dei farmaci di cui sopra con un anticorpo monoclonale (ziltivekimab), bloccando gli effetti funesti dell’interleuchina-6, potrebbe ridurre notevolmente il rischio cardiovascolare. Degli studi sono in corso, e si attendono i risultati.