Dopo oltre 30 anni di servizio al Moscati, di cui 8 da primario dell'Anestesia e terapia intensiva, e 41 anni complessivi da medico sempre in servizio e al servizio dei pazienti, il dottore Angelo Storti va in pensione
La medicina per lui è stata scelta di vita, come quel camice bianco indossato con orgoglio e immenso e autentico spirito di servizio. Angelo Storti è ufficialmente in pensione dopo 4 decenni di lavoro. "Ma resterò sempre medico" racconta con un po' di emozione. Storti ha timbrato il suo ultimo cartellino lo scorso 28 5.
Le terapie intensive aperte
Nel reparto guidato da Storti sono arrivate le straordinarie rivoluzioni nella gestione del paziente, come l'attivazione della T. I. aperta, nel 2019 che ha segnato uno straordinario traguardo per garantire l'assistenza e l'umanizzazione delle cure del malato e dei suoi familiari.
L'umanizzazione delle cure
"È stato un momento speciale nella mia carriera, grazie al quale ho realizzato uno dei miei obiettivi più ambiziosi - racconta Storti -: mettere il paziente al centro del percorso di cura, passare dal curare al prendersi cura, aprire il reparto ai parenti, coinvolgendoli nella gestione dei loro cari, accompagnandoli in questo percorso di cura, sia dal punto di vista psicologico che assistenziale".
Il sistema rianimazione
Nel reparto Storti ha creato negli anni, anche grazie al supporto delle psicologhe e del personale, una sorta di nuovo percorso, fatto da familiari, personale medico e infermieristico, ed operatori sociosanitari e tutti contribuiscono per il loro ruolo, alla presa in cura del paziente.
La lotta al COVID sempre in prima linea
Tra i traguardi segnati nella sua lunga carriera ricordiamo quello della gestione del Covid 19, è stato un momento professionale incredibile. "Ricordo i primi ammalati, il loro arrivo dall'ospedale di Ariano Irpino, l'apprensione, le preoccupazioni, le tensioni, la stanchezza, ma anche la solidarietà, l'umanità, la forza che ci unì a superare quel terribile periodo- ricorda Storti-. Poi tutti i pazienti, quelli che oggi vengono ancora a salutarci, e quelli che non ci sono più, forse non ricordo tutti i loro nomi, ma porto nel cuore tutti i volti e le storie, perché per me prima che malati sono stati uomini e donne con le loro storie e le loro vite. Ora che per avvenuti termini professionali, è tempo di lasciare il mio lavoro ospedaliero, continuerò ad essere medico".
Gli obiettivi
Vorrei ci fosse più attenzione verso i pazienti più fragili: i pazienti oncologici, i terminali, le cure palliative, si fa già tanto, ma non basta.Lascio il mio ruolo con la serenità di chi ha fatto fino in fondo il proprio lavoro, e la consapevolezza di aver tracciato un percorso in cui l'umanità, la professionalità, il rispetto e l'empatia sono stati i valori che mi hanno guidato, e di aver raggiunto sempre gli obiettivi aziendali richiesti al nostro reparto. ( Il nostro è un reparto particolare, sempre in bilico tra routine ed emergenze drammatiche, tra fragilità e speranze, ma che ha ed avrà sempre un solo fine: prendersi cura dei pazienti che ci sono stati affidati. Ringrazio tutte le donne e gli uomini del mio reparto, nessuno dei risultati raggiunti sarebbe stato possibile senza il loro lavoro, l'umanità, la professionalità e la passione che hanno profuso.È stato straordinario percorrere insieme a loro il mio viaggio professionale, che grazie a queste persone speciali è stato unico, intenso, fra ricco di soddisfazioni e mai noioso. Buon lavoro a tutti.". Conclude Storti.
