Sergio Melillo: "Non vivete la piazza come uno spazio oscuro solo di notte"

"Cari giovani, la vostra vita merita molto di più. Non lasciatevi rubare la speranza"

sergio melillo non vivete la piazza come uno spazio oscuro solo di notte

"La piazza è la nostra agorà: il luogo del dialogo, dell’ascolto, della partecipazione. È lo spazio nel quale una comunità si riconosce e costruisce il proprio futuro"

Ariano Irpino.  

"Le nostre radici non sono un rifugio nel passato, ma la linfa che alimenta il presente. Una pianta vive perché ha radici profonde, ma cresce perché continua a produrre germogli nuovi. Così una comunità rimane viva quando sa custodire ciò che ha ricevuto e, nello stesso tempo, ha il coraggio di generare futuro.

La vera ricchezza della nostra terra è la qualità delle relazioni. Una città cresce quando le persone si incontrano, si ascoltano, collaborano e si sentono responsabili gli uni degli altri".

Si rivolge agli arianesi ed in modo particolare ai giovani il vescovo Sergio Melillo con la sguardo e la forza di un pastore che protegge il suo gregge.

"Oggi guardo questa Piazza Plebiscito e penso al suo significato profondo per Ariano. La piazza è il cuore della città. Su di essa si affacciano la nostra Cattedrale, la storia della nostra comunità e soprattutto la vita della nostra gente. In questa piazza si incontravano generazioni diverse, si intrecciavano esperienze, si condividono momenti di gioia e di fatica.

La piazza è la nostra agorà: il luogo del dialogo, dell’ascolto, della partecipazione. È lo spazio nel quale una comunità si riconosce e costruisce il proprio futuro.

Proprio perché è il cuore della città, la piazza non può diventare un luogo della dispersione. Non può essere uno spazio dove ci si ritrova senza incontrarsi davvero, dove il rumore prende il posto della parola e la folla nasconde la solitudine.

La piazza deve essere un luogo da vivere, non soltanto da attraversare. Deve essere uno spazio di relazioni autentiche, di amicizia, di confronto e di crescita. Una comunità ha bisogno di luoghi nei quali le persone possano guardarsi negli occhi e riconoscersi parte di una stessa storia.

Penso in modo particolare ai nostri giovani.

A voi desidero rivolgere una parola di affetto e di fiducia: questa città ha bisogno di voi. La vostra energia, la vostra creatività e i vostri sogni sono una ricchezza che non possiamo perdere.

La piazza è anche vostra. Abitatela, vivetela, rendetela luogo di incontro, di amicizia e di dialogo. Non vivetela solo la notte che diventa uno spazio oscuro nel quale è facile smarrire la direzione nel clima di una empatia oscura.

Talvolta un rumore continuo può distogliere dalla voce più profonda del cuore. Alcune illusioni possono far credere di offrire libertà mentre invece impoveriscono la vita. L’alcool che stordisce e le sostanze che confondono non cancellano le domande profonde dell’esistenza, ma rischiano di spegnere lentamente la bellezza, la libertà e i sogni che ciascuno porta dentro di sé.

Cari giovani, la vostra vita merita molto di più. Non accontentatevi del rumore che stordisce di ciò che passa la notte. Cercate ciò che rimane: amicizie vere che fanno crescere, relazioni che sostengono, responsabilità che danno senso al cammino.

Non lasciatevi rubare la speranza. Questa terra ha bisogno di voi, della vostra intelligenza, della vostra creatività e del vostro coraggio. La Chiesa vuole camminare con voi, ascoltare le vostre domande e accompagnare il vostro desiderio di futuro.

La speranza non è aspettare passivamente che qualcosa cambi. La speranza è scegliere ogni giorno di far crescere il bene, fa fiorire le spine!

Le Sacre Spine, ricorrenza appena trascorsa, ci consegnano proprio questo messaggio: anche ciò che ferisce può diventare un luogo da cui nasce vita nuova, quando è attraversato con amore e con fede.

Ciò che abbiamo ricevuto non appartiene soltanto al passato, ma è una sorgente viva dalla quale attingere forza per abitare il presente e costruire il futuro.

Le Sacre Spine sono un dono prezioso che la nostra Chiesa custodisce da secoli. La tradizione narra che nel 1269, in occasione della presenza ad Ariano di Carlo I d’Angiò, furono donate al Vescovo due Spine della Corona di Cristo. Da allora esse accompagnano il cammino della nostra comunità come segno della Passione del Signore.

Ma il loro significato più profondo non è soltanto nella loro origine storica. Le Sacre Spine parlano oggi alla nostra vita. Ci pongono davanti al mistero di Cristo che ha attraversato il dolore umano e lo ha trasformato in amore. La corona di spine non è il simbolo della sconfitta, ma l’annuncio che anche nelle ferite può nascere una vita nuova.

Questa è la speranza cristiana: non ignorare le difficoltà, ma attraversarle con la certezza che il bene può ancora fiorire.

Anche la nostra comunità conosce le sue spine: le fatiche delle famiglie, la solitudine, le fragilità sociali, le preoccupazioni per il lavoro e soprattutto le difficoltà dei giovani nel progettare il proprio futuro, nel trovare opportunità e nel costruire una vita piena nella propria terra.

Ma Ariano non è definita dalle sue difficoltà. La nostra forza è nelle persone. È nei tanti uomini e donne che ogni giorno lavorano, educano, accolgono e si prendono cura degli altri. È nelle famiglie, È nei giovani che cercano strade nuove. È nelle associazioni, nel volontariato, nelle istituzioni e nelle comunità cristiane che desiderano costruire legami e opportunità.