Urologia, doppio tumore rimosso in un’unica seduta: 74enne dimesso dopo 7 giorni

Intervento record al Moscati: robot-assistito ad alta complessità all’ospedale di Avellino

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Avellino.  

Due tumori dell’apparato urinario trattati con un unico intervento chirurgico robot-assistito e un ricovero concluso dopo appena sette giorni. È il risultato raggiunto all’Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino, dove un paziente napoletano di 74 anni è stato sottoposto a una complessa operazione per la rimozione contemporanea di due neoplasie.

L’uomo presentava un carcinoma della vescica associato a un tumore uroteliale dell’alta via escretrice destra, una forma tumorale che interessa il rivestimento interno delle vie urinarie superiori, coinvolgendo in questo caso il rene e l’uretere.

Dopo un’attenta valutazione da parte del Gruppo oncologico multidisciplinare (Gom) di Urologia, coordinato dall’oncologo Andrea Muto, è stata pianificata una strategia chirurgica particolarmente impegnativa, realizzata in un’unica seduta operatoria.

A guidare l’intervento è stato Vittorio Imperatore, direttore dell’Unità operativa di Urologia, insieme alla sua équipe specializzata (nella foto). Due le procedure maggiori eseguite: una cistectomia radicale, con l’asportazione della vescica, e una nefroureterectomia, che ha comportato la rimozione del rene destro e dell’uretere.

La particolarità: tutti gli organi interessati rimossi in blocco

L’aspetto più significativo dell’intervento non riguarda soltanto l’esecuzione contemporanea delle due procedure mediante tecnica robot-assistita, ma soprattutto la modalità con cui sono stati rimossi gli organi e i tessuti interessati dalla malattia.

Vescica, rene e uretere sono stati infatti asportati in blocco, come un unico pezzo operatorio, evitando la rimozione separata delle singole strutture. Una scelta chirurgica finalizzata a rispettare i principi di radicalità e sicurezza oncologica, limitando il rischio di dispersione di cellule neoplastiche durante le fasi dell’intervento.

«La scelta è stata quella di rimuovere tutto ciò che era interessato dalla patologia oncologica, quindi vescica, rene e uretere, evitando la frammentazione del pezzo, riducendo così il rischio di dispersione di cellule neoplastiche e garantendo la massima sterilità oncologica», spiega il direttore dell’Urologia, Vittorio Imperatore.

Un risultato che, sottolinea il primario, è stato reso possibile dalla combinazione di tecnologia robotica, competenze chirurgiche e pianificazione multidisciplinare.

«Si tratta di un approccio particolarmente complesso, reso possibile dalla tecnologia robotica, dall’esperienza dell’équipe e da un’attenta pianificazione multidisciplinare. Sono risultati che premiano il lavoro di squadra e confermano la crescita dell’Urologia e, più in generale, dell’Azienda Moscati nell’ambito della chirurgia ad alta complessità», aggiunge Imperatore.

Sette giorni di ricovero

Il paziente è stato dimesso dopo sette giorni di ricovero, al termine del percorso ospedaliero successivo all’intervento. Un dato che accompagna il risultato chirurgico e testimonia l’importanza di un’organizzazione capace di integrare valutazione oncologica, pianificazione operatoria e competenze specialistiche.

L’intervento rappresenta un esempio di chirurgia urologica ad alta complessità, nella quale l’approccio robot-assistito e il lavoro coordinato tra professionisti consentono di affrontare, in un’unica seduta, patologie oncologiche multiple dell’apparato urinario.

Per l’Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati, il caso conferma il ruolo della programmazione multidisciplinare e dell’innovazione tecnologica nel trattamento delle neoplasie complesse, con l’obiettivo di garantire appropriatezza chirurgica e sicurezza oncologica.