Grande è il cordoglio che ha destato in me e nella comunità cittadina del centrodestra la
scomparsa di Antonio Di Nunno: con lui, l'ultimo vero sindaco di questa città è andato via.
Di Nunno è stato il primo e purtroppo ultimo vero interprete del ruolo di sindaco eletto
direttamente dal popolo, autonomo dai partiti e dalle logiche di potere.
In nome di questa autonomia, con lui, nel 2004, ho condotto la mia campagna elettorale
più bella ed entusiasmante, quella del Patto Civico per Avellino. Intendevamo riuscire ad
affermare i concetti di bene comune e di libertà al di là delle appartenenze e delle militanze
che ci avevano visto su fronti contrapposti.
La Città di Avellino premiò Galasso, De Mita e Mancino e decretò la fine di una intuizione - il
superamento dei partiti per il bene cittadino - forse troppo ardita ed avanzata...
Molti, che in quegli anni derisero quella proposta politica e che non persero occasione
di evidenziare lo scarso successo elettorale di Di Nunno (dovuto esclusivamente al suo
impegno in favore di altri candidati, a completo e lucido discapito della sua affermazione), oggi
esprimono parole di affetto e di cordoglio false ed ipocrite: sarà la storia cittadina a raccontare
come andarono le cose durante l’operazione canaglia, chi abbassò il capo dinanzi al diktat dei
potenti e chi scelse la strada difficile dell’autonomia e della libertà.
