Isochimica, processo infinito. Moriremo prima tutti

Dopo il rinvio al 14 giugno abbiamo ascoltato la voce di un ex-lavoratore

Il Comune ieri si è costituito parte civile. Nicola Abrate si esprime sulla questione: "Il problema è il processo in sé che non tiene conto della tragedia nel suo complessivo".

Avellino.  

La costituzione del Comune come parte civile è secondaria. Anzi, positiva. Dopotutto il Comune siamo noi. Il problema è un altro. Quello della burocrazia. Io provo a immaginare le famiglie senza capifamiglia, che non sanno come andare avanti, per chi è sopravvissuto all'Isochimica non ci sono mai state tutele. Aspettano che moriamo tutti. Chissà se qualcuno vedrà davvero la fine del processo che è ancora alla sua quarta udienza preliminare. Lavoratori malati che devono continuare a lavorare per portare il pane a casa. E' un vero schifo”. A parlare è Nicola Abrate, ex operaio della fabbrica degli orrori .

Per una vicenda così grave, così importante, in altri Paesi Europei non c'è bisogno di un processo con tempi così elefantiaci. Chi è delegato a i controlli, a far rispettare le leggi, l'Ispettorato del Lavoro e quant'altro, si assicura che i lavoratori siano immediatamente risarciti quando i fatti accaduti sono così eclatanti e accertati. Qua prolungano i tempi da mesi e mesi senza risultati”.

La rabbia di chi è stato stritolato dall'indecenza prima: quella di un imprenditore, Elio Graziano, che ha lucrato sulla vita degli operai facendo affidamento sulla loro buonafede. E poi sulla concussione di una città spesso pronta a chiudere gli occhi di fronte alla tragedia che si consumava. E intanto gli operai continuavano a morire. Oggi c'è chi vive con la spada di Damocle di un Mesoltelioma, con dei figli a carico. E adesso deve vedersela con una burocrazia indecente. Farraginosa e inutile. Incurante di chi anni affronta la propria tragedia quotidiana. E ora, esausto, chiede la doverosa giustizia.

Andrea Fantucchio