Voglio trovare un senso a questa festa anche se questa festa un senso non ce l’ha...
Cosi’ parafrasando disvelo un malcelato fastidio, quello per una celebrazione divenuta trita e anche un po’ retorica, se vogliamo. Quasi uno stereotipo...di genere. Ma quando è cosi’ ci troviamo evidentemente solo di fronte a una deriva.
Non abbiamo molto da festeggiare di questi tempi, ma questo giorno narrato del tempo delle donne può servire a tenere alta l’attenzione sulle condizioni dell’essere donna oggi e sui diritti ancora negati; non solo, ma a spingerci un po’ piu’ avanti nella riflessione e nell’assunzione di consapevolezza.
La lunga teoria di donne scomparse, uccise, violentate, vittime di mafia e massacri, le denunce inascoltate, il bullismo di genere e tutte le infinite, note declinazioni della violenza perpetrata sulle donne ad ogni latitudine richiedono infatti che si vada oltre lo stupore,il raccapriccio e, nel migliore dei casi, l’indignazione. Prigionieri un po’ tutti di una mente liquida siamo a volte indotti a delegare pensiero e responsabilità.
Cosa che non hanno fatto invece tante donne. Conosciute e non. Quelle la cui vita e le cui scelte hanno segnato un percorso di liberazione personale e di crescita di tutti noi.
Storie di resistenza femminile che hanno cambiato il nostro modo di pensare e dato impulso anche ad una legislazione nuova e moderna. Sono storie di donne che hanno deciso di appartenersi, scegliendo con coraggio di uscire dal silenzio. Ma anche di donne che hanno fatto la loro rivoluzione silenziosa all’interno della famiglia, contro un sistema oppressivo e arretrato.
L’8 marzo è allora una data che è un’ancora della memoria. Per non dimenticarle. Per misurare il percorso e immaginare il futuro per tutte le donne del mondo. Ma stare dalla parte delle donne non basta.
Occorre lottare per la dignità di ognuno e di tutti .Contro la violenza di genere e contro la diffidenza, il sospetto verso chi è diverso.
C’è bisogno di una cultura della tolleranza diffusa, che educhi ad accettare e rispettare le differenze, sviluppando una solidarietà sostenuta da regole e leggi. Il senso da attribuire oggi alla festa, che non voglia essere rituale, può essere allora quello di una testimonianza e di un rinnovato impegno contro ogni diritto negato; e tra questi il diritto di ciascuno alla propria diversità, al proprio “Splendore”... E parlare di donne serve. Perché la donna è il simbolo di tutte le alterità del nostro tempo,come osserva don Tonino Bello nei suoi illuminanti “Appunti sull’alte- rità”.
Al pozzo di Sichar Gesu’ incontra una samaritana. Una donna, di un’altra religione, una straniera, una peccatrice. E la accoglie e la riconosce nella sua identità .
Solo l’altro può confermarci nella nostra unicità...
Confrontarsi e accogliere l’alterità ci rende tutti protagonisti di uno scambio; e protagonisti di cambiamento. Cambiare il mondo è un’utopia alla quale non possiamo rinunciare. E questo le donne lo sanno.
di Lucia Vigorito
