Renzi, De Luca e quei miliardi. Ecco il futuro dell'Irpinia

Ora la provincia è chiamata a rispondere presente

Bisognerebbe agire su un duplice canale: da un lato quello dei collegamenti materiali con l'Alta Capacità, il completamento di tratte viarie e telematiche grazie alla banda ultra-larga. Dall'altro, quello immateriale ...

Avellino.  

Infrastrutture, cultura, ambiente, attività produttive. Queste le parole chiave per accedere a parte degli oltre dieci miliardi che nei prossimi anni si riverseranno sulla nostra regione grazie al Patto per la Campania sottoscritto domenica da Renzi e De Luca.

Che ruolo giocherà l'Irpinia in questa partita?

Dipenderà dal modo in cui i nostri amministratori sapranno proporre progetti omogenei che riassumano delle direttive territoriali chiare e condivise.

Linee guida che tratteggino un piano volto, da un lato a colmare le lacune di un territorio, e dall'altro, questo di certo più importante, a spingerlo verso lo sviluppo da tempo auspicato. Quello sviluppo in fieri che richiede la sedimentazione di alcuni assunti che ancora non appartengono, purtroppo, ai nostri amministratori.

Nel recente passato si è a più riprese, e spesso a sproposito, parlato di iniziative volte a mettere i protagonisti di spicco della nostra provincia intorno a un tavolo, con il mantra di “far rete”. Una rete rimasta all'atto pratico, intricata trama di proclami che finivano, però, per attorcigliarsi su se stessi.

In primo luogo bisogna decidere definitivamente quale iter di sviluppo sposare: se siamo davvero tutti convinti che la linea guida da seguire sia un modello produttivo incentrato sull'enogastronomia d'eccellenza, sul turismo emozionale, e sulle energie rinnovabili, allora la strada da percorrere è tracciata.

Basta infatti guardarsi intorno per capire quanto una pianificazione strategica possa rappresentare l'ago della bilancia che inverte il destino di un territorio e di chi lo abita. Basta guardare, ad esempio, alla vicina Puglia, dove aree rurali che fino a qualche decennio fa vivevano in uno stato di assoluta arretratezza, sono riuscite non solo a colmare le proprie lacune ma anche a ridefinire un nuovo modello di sviluppo. Incentrato, in modo massiccio, sulle caratteristiche del territorio.

Bisognerebbe agire su un duplice canale: da un lato quello dei collegamenti materiali con l'Alta Capacità, il completamento di tratte viarie e telematiche grazie alla banda ultra-larga. Dall'altro, quello immateriale specializzando i servizi dedicati a turismo e a tutte le aree del terzo settore. Rendendo più agevole il percorso di impresa. Con particolare attenzione a quelle realtà medio-piccole che rappresentano buona parte del tessuto produttivo della nostra provincia.

Per venire incontro ad una simile richiesta bisogna far in modo di semplificare il più possibile il processo produttivo riducendo la burocrazia,e proponendo dove possibile bandi che possano essere facilmente intercettati per raggiungere i risultati auspicati. In un simile scenario, va da sé, che la politica dovrebbe limitarsi ad un ruolo di supervisione, evitando quei personalismi e quelle lotte intestine,che hanno finito per uccidere nella culla anche i progetti più virtuosi.

Si pensi alla fine che hanno fatto i soldi della ricostruzione post-terremoto, ai danni irreparabili che hanno prodotto, e si arrivi fino al Piattaforma logistica realizzata solo su carta. Insomma, quella benedetta da Renzi e De Luca, può davvero rappresentare un'occasione unica per il nostro territorio. Purché, ci si faccia trovare pronti. Pena, restare l'eterna incompiuta.

Andrea Fantucchio