L'Irpinia resta senz'acqua. Ecco chi decide e perché

Domani sapremo, probabilmente, i destini delle nostre risorse idriche

Tutte le parti e gli interessi in gioco. Privatizzazione o acqua pubblica. Ormai la verità è vicina.

Avellino.  

Manca meno di un giorno alla “battaglia dell'acqua”. Sembra il titolo di un film di John Woo, e invece è il riassunto di quello che, molto realisticamente, ci attenderà domani. Quando l'assemblea dei rappresentanti dei comuni soci, dovrà votare il Bilancio di previsione e con ogni probabilità chiarire il nome del futuro presidente dell'Alto Calore Servizi.

Domani, quindi, probabilmente si chiuderà anche il primo atto della questione che maggiormente sta tenendo banco in Irpinia. E avremo la conta dei morti e dei feriti. Quelli politici, si intende. Perché proprio intorno a quel nome si è scatenata una bagarre che ha finito per far passare in secondo piano la questione essenziale: il raggiungimento della migliore gestione di un servizio vitale per la cittadinanza. Assicurando il prezzo più vantaggioso. Se si considera poi che l'acqua dell'Irpinia, con le sorgenti di Cassano e Caposele, oltre a rifornire la provincia e il Sannio, svolge lo stesso compito anche per buona parte dell'Acquedotto Pugliese, si capisce il peso della partita in atto. E i timori di tutti i partecipanti coinvolti.

Partiamo dal punto focale: gestione privata o pubblica. Privatizzazione auspicata da chi spinge per la possibilità di accorpamento tra Alto Calore Servizi e Ge.Se.Sa., società riconducibile ad Acea, multi-servizi attiva nello sviluppo e reti nel settore idrico, energetico e ambientale. Un'ipotesi, quella dell'accorpamento, che trova i maggiori sostenitori in Umberto Del Basso De Caro, sottosegretario alle Infrastrutture e massimo riferimento del Partito Democratico nel Sannio, e in Lello De Stefano, presidente attuale dell' Acs.

Un accordo che, qualora si concretizzasse, permetterebbe all'Alto Calore di restare in vita nonostante gli oltre centoventi milioni di debiti accumulati in una serie di gestioni scellerate cumulatesi nel corso degli anni. E ad Acea di mettere le mani su una realtà che nel passato recente ha rappresentato il più importante consorzio idrico del Sud. Un'operazione praticamente a costo zero. Il monopolio dell'oro blu in Regione potrebbe identificarsi nella figura di quel Caltagirone che si ritroverebbe in un sol colpo fra le mani buona della gestione dei servizi idrici campani. In questo complessa e intricata trama di interessi, assumono particolare rilevanza i duecento posti di lavoro, attualmente operanti in Alto Calore, che rischierebbero di saltare qualora la società fallisse.

Per soluzione pubblica due sono le grandi strade auspicate: la gestione in house che andrebbe a coinvolgere tutti i sindaci dei comuni che rientrano nel futuro distretto Irpinia-Sannio. O un'aggregazione con l'acquedotto Pugliese. Gestione pubblica sposata anche dalla Regione stessa attraverso le dichiarazioni del vicegovernatore Bonavitacola, e recepite dai maggiori riferimenti del Pd provinciale. Ma, neanche di fronte a quest'esigenza comune, si è riusciti ad essere compatti intorno ad un nome univoco per la presidenza dell'ente. E, così, ad un giorno dall'assemblea, ci troviamo con queste alternative che sembrano essere le più papabili: Ernesto Urciuoli, sindaco di Aiello del Sabato, Walter Palermo, già direttore tecnico dell'Alto Calore, Michele Sandulli, avvocato che ha già avuto modo di collaborare con Lello De Stefano, lo stesso De Stefano che non può essere escluso e il nome che potrebbe sparigliare le carte: quello di Vanni Chieffo.

Ormai non si può più tergiversare, anche in vista della scadenza di giugno imposta dalla Legge regionale numero 15 del 2 dicembre 2015. Relativa al riordino del servizio idrico integrato ed istituzione dell'ente Idrico Campano. Con l'accorpamento che riguarderà Irpinia e Sannio e la costituzione di organi del nuovo soggetto gestore. Qualora quest'ultimo non fosse identificato, si procederebbe alla gara pubblica. Speriamo di no. Desideriamo invece che i tempi di risoluzione siano veloci e che i sindaci chiamati ad esprimersi decidano in fretta, anche e soprattutto per dare risposte reali ai cittadini. Per poter poi affrontare problematiche concrete, come quella crisi dei servizi idrici prevista per l'estate. Non possiamo che auspicarci, inoltre, che a vincere sia il buon senso, facendo prevalere più che i personalismi, l'interesse comune che, ripetiamo, non può che coincidere con la tutela di una terra, che dalla propria acqua non può prescindere. Per nessuna ragione al mondo.

Andrea Fantucchio