Dopo Acs un'altra beffa. Avellino, si salvi chi può!

Caos Acs. L'amministrazione è paralizzata, ma il sindaco non si muoverà di lì. Perché? Non può ...

Dal 2013 a oggi ad Avellino si è consumato l'ennesimo sfacelo. Si parlava di legalità e pudore, è caduta ogni vergogna. Ma non finisce qui

Avellino.  

“La situazione finanziaria del comune di Avellino non è certamente drammatica, ma neppure è particolarmente florida. Essa ci impone uno stile di comportamento fatto di sobrietà, di oculatezza nella spesa, di solidarietà ed equità nella erogazione dei servizi”. Così parlava l'attuale sindaco di Avellino Paolo Foti, il 20 luglio 2013, dettando le linee programmatiche dell'amministrazione che avrebbe dovuto riscattare la terribile esperienza Galasso.

Oggi, due anni e dieci mesi dopo, è tempo di bufera.

IO UNA VITTIMA. VOI ESAGERATI

Anche i toni utilizzati da chi rappresenta Avellino sono decisamente cambiati. Nel tentativo maldestro di salvare una credibilità che ormai da tempo è andata a farsi benedire.

In quest'ottica si leggono le ultime esternazioni del sindaco che parla di barbarie politica. Per descrivere la situazione di cui è vittima da alcuni giorni. Sì, avete sentito bene, vittima. Lui è ostaggio di siti e tv, rei di avere la tastiera sempre calda e la lingua biforcuta. Autori di una campagna mediatica che strumentalizza la questione Acs per colpire lui e la sua squadra di amministratori.

Esagera chi dice che sia mancata quantomeno una supervisione adeguata sull'operato di Amedeo Gabrieli, ormai ex amministratore unico di Acs ( che lo ripetiamo, giusto per correttezza, era una partecipata del Comune). Aggiungendo che è stato fatto tutto il necessario in relazione a quanto si sapeva.

SE QUELL'UOMO FOSSE UN AUTISTA SALIRESTE COMUNQUE A BORDO?

Premettendo che sarà compito della magistratura chiarire chi sapeva cosa e in che misura. (Fra le intercettazioni, sempre per dovere di cronaca, vanno citate quelle che coinvolgevano il Senatore De Luca, massimo esponente del Pd provinciale, e “forte sostenitore” della candidatura Foti). Ognuno è libero di fare le sue scelte. A patto che poi ne paghi le conseguenze. Gabrieli era indagato già sei mesi fa. Quando furono sequestrati documenti a Palazzo di Città e nacquero le contestazioni sfociate in arresto. Perché allora Foti e la sua squadra non hanno deciso di rimuovere Gabrieli dal suo ruolo? Se avevano davvero a cuore la tutela della stessa Acs l'immagine del Comune di Avellino.

Non regge, a nostro avviso, la presunta difficoltà che avrebbe creato una sospensione. Per il buco al vertice da riempire alla svelta. Prima di ogni tecnicismo, infatti, vale la massima secondo cui è sempre “meglio fermare il pullman, se ci sono dubbi sul conducente.” Parlavano dei soldi dei cittadini dopotutto. E implicitamente della loro fiducia. Si trattava di una questione di opportunità per ripagare proprio la medesima fiducia. Dimostrando un barlume di quell'onestà sbandierata nel periodo dell'insediamento. E invece la storia si ripete.

LO DISSI E LO NEGAI ( ALL'OCCORRENZA)

Un altro scandalo di tipo fiscale si è abbattuto su Avellino. Dopo quello legato alle cartelle esattoriali impazzite. Episodio grottesco che vi abbiamo ampiamente documentato. Dove il Comune affidava a Assoservizi, già citato per inadempienze in due città italiane, il delicato compito di riscossione nei confronti dei cittadini.

Ma, il nostro sindaco, anche questa volta, non si è scomposto. E, attendendo il consiglio comunale di giovedì sera, non ha fatto mancare le sue parole sulla questione. O, meglio, i suoi scritti. Redigendo una nota. Lui, con la stampa cattiva proprio non parla.

Ah, come cambiano le cose. Se si pensa che sempre in quelle linee programmatiche, lo stesso Foti esclamava sicuro: “L'azione dell’amministrazione comunale deve ispirarsi innanzitutto alla buona politica, alla buona qualità della politica, con l’obbiettivo di dare certezza, credibilità e stabilità all’opinione pubblica, evitando lacerazioni e modelli di azione di tipo personalistico. Perciò voglio ribadire in questa sede, nella massima assise cittadina, che il ruolo della stampa locale e dell’informazione in generale è fondamentale e da parte mia e dell’amministrazione comunale ci sarà sempre massima apertura e piena collaborazione, come è giusto che sia, nel rispetto dei ruoli”.

IL PRIGIONIERO E' SOLO

Oggi, di tutti quei buoni propositi, è rimasto solo il vago ricordo. Mentre si consuma la vera barbarie, quella che Avellino è costretta a subire quotidianamente. Quella di un'amministrazione inadeguata che non può farsi da parte. Non esclusivamente per sua volontà. Quando Foti ha provato a cedere il testimone, l'ultima volta meno di quindici giorni fa, è stato subito costretto a fare dietro front.

E c'è da giurarci che, salvo terremoti, resterà lì anche nei giorni a venire. Nonostante gli strappi irriducibili consumatosi all'interno dello stesso partito democratico. Con le componenti di Gianluca Festa e di Rosetta D'Amelio che farebbero carte false per cacciarlo.

Ma, come dicevamo, non basterà tutto questo.

Infatti, anche se la situazione di Enzo De Luca (che lo ha sempre tenuto buono) mutasse, Foti rimane al suo posto. Avellino è una roccaforte troppo preziosa da cedere per il Pd. Così vanno letti gli interventi di arrivati da Palazzo Santa Lucia per sedare la confusione che si era creata nei giorni scorsi. Il messaggio è chiaro, apparativi tanto da quello da là non si muove. Basta casini. E poco importa se l'intervento del segretario regionale Pd Assunta Tartaglione non aveva sortito i risultati spiegati. 

MEGLIO UNA CITTA' DI PIRATI

E poco importa se Avellino sembra sempre più Tortuga, l'isola dei pirati, dove ognuno mette in atto, un giorno sì e l'altro pure, le sue scorribande. Con il silenzio assenso di chi dovrebbe supervisionare e per incapacità, ci ostiniamo a credere alla buona fede, non riesce nel proprio compito. Continuano a fregarci con quest'agonia infinita. L'ennesima beffa. Se dopo Assoservizi e Acs, uscirà qualche altro scandalo non interessa a nessuno. Le carte devono rimanere sul tavolo esattamente come sono.

Sperando in un improbabile sussulto di orgoglio. Dopotutto era solo il 2013 quando si diceva, “La politica deve tornare ad essere il luogo dove trovano sintesi virtuosa l’interesse superiore della collettività, il bene comune e la memoria civica nella sua continuità storica”.

Oggi di continuo c'è solo l'evidenza del fallimento. Insomma, ci hanno fregato tutti. Una volta ancora.

Andrea Fantucchio