“Il voto di quei sindaci che in passato si erano agitati come fronde scosse dal vento della strumentalizzazione mediatica e politica, dimostra che di fronte alle esigenze concrete, anche tutta la dietrologia di questo mondo passa in secondo piano. Lontano dai partiti si è mosso qualcosa. Aggiungo quello che ripeto da mesi: l'Alto Calore è un ente con oltre centoventi milioni di debiti, che ha sulle spalle centinaia di lavoratori da salvaguardare, forse bisognerebbe pensare a questo prima di sparare a zero su argomenti che non si conoscono così bene”. A parlare è il presidente di Alto Calore, Lello De Stefano, durante il suo intervento presso il meeting su sviluppo e area vasta organizzato dal gruppo Ottomedia e dalla fondazione Lumina questa mattina presso l'Hotel della Ville ad Avellino.
"BASTA POLITOLOGI, L'ACQUA E' UNA QUESTIONE SERISSIMA"
Un'occasione che il rieletto presidente dell'ente di Corso Europa, sfrutta per ribadire quanto si sta decidendo in questi giorni intorno alla gestione dell'acqua e delle rete di distribuzione che coprirà il neonato distretto Irpinia Sannio. In particolar modo, De Stefano punta il dito contro tutti quelli fra politici, politologi, e stampa, che lo hanno accusato di favorire il potere beneventano che tramerebbe nell'ombra a discapito dell'Irpinia. Guidato dall' eminenza grigia del sottosegretario del governo Renzi, Umberto del Basso De Caro, profondo sostenitore con De Stefano della fusione con Gesesa.
“Ecco - precisa il presidente di Alto Calore - proprio sulla gestione faccio un chiarimento. E in particolar modo su tutto il rumore che si è creato intorno alla nostra presunta volontà di dare l'acqua in mano agli imprenditori per assicurare il loro profitto. Niente di tutto questo è mai stato nelle nostre intenzioni, e niente di simile avverrà. Però ci sono delle considerazioni da fare, considerazioni imprescindibili se si pensa al territorio al quale vogliamo offrire il miglior servizio possibile, quello del rifornimento idrico, senza andare incontro al collasso. Una necessità di fronte alla quale i discorsi iperlocalistici passano in secondo piano. Al momento Alto Calore non può affrontare questa incombenza da solo, così come non poteva farlo la gestione totalmente in house proposta dai sindaci. O si fa rete coinvolgendo i protagonisti migliori, o ci si isola e poi si muore”.
L'ACQUA E' COSA A TRE
De Stefano ha di fatto ribadito quanto vi avevamo anticipato ieri, durante la nomina dei revisori dei conti di Alto Calore. Ora la strada scelta va verso una gestione a tre che ingloba proprio l'ente di Corso Europa, Gesesa e l'acquedotto pugliese. Ciò che ancora non è chiaro, sono le dinamiche che regoleranno il complesso rapporto fra queste tre aziende. Inoltre, è necessario che una risposta chiara e vigorosa, arrivi anche dall'Ato Calore Irpino, istituzione che dal 2002 non ha mai svolto il proprio compito. Realizzare un piano d'ambito che descrivesse la geografia delle reti di distribuzione che servono 197 comuni fra Sannio e Irpinia.
Per quanto riguarda invece le incombenze più prossime dei cittadini, quelle legate alla stagione estiva imminente, Alto Calore si è mosso stilando un piano rivolto all'Europa: si chiedono fondi per una miglioria delle reti di approvvigionamento idrico e in particolar modo per la pompa idrica di Cassano Irpino. Presto, con la scadenza di giugno che impone di scegliere il gestore del distretto Irpinia-Sannio, sapremo se le parole di questi giorni si trasformeranno in fatti.
Andrea Fantucchio
