Hugo e Casina del Principe, evviva gli amici degli amici!

Mentre si pensa al rilancio, su entrambi pesano assegnazioni e gestioni discutibili

Vicende protratte negli anni. Un modo di fare divenuto, purtroppo, prassi.

Avellino.  

Edifici pubblici e gestioni che non tornano. Due casi emblematici ad Avellino tornati alla ribalta grazie al progetto del comune di Avellino, Distretto della Cultura, che vorrebbe rilanciarli: si tratta di Casina del Principe e del Victor Hugo. Entrambi, nel tempo, sono finiti al centro di gestioni discutibili. A partire dall'assegnazione delle strutture.

Partiamo dal palazzo che svetta sulla Collina della Terra. Il costo degli interventi di riqualificazione dell'Hugo e del ripristino dell'auditorium sono stati stimati dall'assessore all'urbanistica Tomasone in oltre un milione cinquecentomila euro. Strano, per un palazzo che ha subito un restauro appena qualche anno fa. E tenendo conto che proprio fra il comune e l'Ato che utilizza gli stabili c'è un accordo. L'ente paga quindicimila euro e assicura la manutenzione degli interni. Eppure le stanze versano in stato disastroso.

In questo accordo tra “amici”, un ruolo particolare l'ha giocato l'ex segretario comunale Carlo Tedeschi che nel 2011 era contemporaneamente anche direttore generale dell'Ato nonostante il comune fosse uno degli azionisti dell'ente. Ma quest'episodio non deve sorprendere. Il comune e l'Ato erano in rapporti così stretti che nel 2012 si parlò addirittura di vendere l'Hugo all'Ato Calore Irpino. Fortunatamente, le proteste piovute da ogni dove fermarono la scelta. L'Hugo è un bene inalienabile e non può essere ceduto.

Sulla Casina del Principe, la questione è altrettanto complessa.

Siamo nel periodo di Galasso. L'associazione Segninversi era presieduta dalla consigliera Barbara Matetich, allora presidente della Commissione Cultura. Segni inversi gestiva un punto ristoro chiamato “Gusto” al centro storico che fu temporaneamente spostato nei locali di Casina del Principe, edificio pubblico di chiara valenza culturale. Qualcuno, ovviamente, storse il naso. Non problem. Poco dopo arriva un bando per assegnare gli spazi, partecipa solo Segninversi e ovviamente se l'aggiudica.

L'amministrazione Foti ha poi approvato quell'assegnazione. Confermando all'associazione la gestione del servizio per sei anni. In questo periodo Segninversi deve assicurare la valorizzazione dell'enogastronomia e dell'organizzazione di eventi volti a valorizzare il territorio. In cambio si prende tutto l'introito delle attività e corrisponde al comune poco più di 1200 euro al mese per l'utilizzo delle stanze di Casina del Principe.

Un conflitto di opportunità, quello che travolse la consigliera Matetich. Ma, di fatto, né lei né il marito, hanno mai fatto un passo indietro. Inoltre tante nubi si sono addensate sulle attività della Casina. Nell'occhio del ciclone è finito il servizio bar che l'associazione prestava durante eventi estivi, pur potendo di fatto fornire la prestazione d'opera ai soli tesserati (che dovevano essere migliaia a questo punto).

Domande alle quali nessuno ha mai risposto adeguatamente. Tante sono le associazioni che vorrebbero usufruire di un simile spazio, considerato anche il chiostro che lo stesso ha all'esterno. E le agevolazioni concesse a Segninversi. Ma il comune non ha ritenuto utile indire un altro bando per quegli stabili.

Come tante sono le associazioni che proposero di fare dell'Hugo una casa della cultura. Per provare a rilanciare un'edificio che, se valorizzato a dovere, potrebbe diventare un attrattore turistico non indifferente. Anche in quel caso nulla si è mosso.

Due vicende, l'Hugo e la Casina del Principe, che fanno riaffiorare antichi dubbi: quando di mezzo c'è l'assegnazione del patrimonio pubblico, a trionfare sono spesso sempre gli amici degli amici. E poi, in un modo o nell'altro, questa situazione si traduce in un danno per la collettività che perde spazi e occasioni per rilanciare davvero la cultura. Ben vengano i progetti come quelli dell'assessore Tomasone, ma a patto che prima si faccia la pulizia di tutte quelle incrostazioni che hanno minato la fiducia della città. Ci vogliono amministrazioni davvero trasparenti, non solo a chiacchiere. Ai fatti seguano le parole.

Un esempio? Mesi fa il consigliere Gianluca Festa parlò di fare la conta di tutti quegli edifici pubblici assegnati ad enti e associazioni, per chiarire se questi ultimi pagassero effettivamente e in che modo utilizzassero le strutture. Ad oggi non ci sembra che ci si sia ancora mossi in tal senso. Solo un caso?

Andrea Fantucchio