Estate di stupri, adesso noi ragazze abbiamo paura

Una diciassettenne racconta: ho paura a camminare da sola.

L'incubo di un'amica. Picchiate e abusate: può capitare a tutte noi.

Avellino.  

Un'estate segnata da violenza e stupri: la cronaca ci racconta di abusi, e le vittime sono ragazze giovani, spesso minorenni.Violenze che spaventano soprattutto chi, come me, ha la stessa età delle vittime.

Il risultato di tutto questo è la paura. Un certo tipo di paura mi ha sempre accompagnato. Ma la paura che provo oggi ha un altro sapore e altre motivazioni. Mi è cresciuta dentro sentendo le storie di ragazze della mia età. Brutalmente violentate. E oggi ho paura di ogni strada, di ogni vicolo buio. Sento il bisogno di guardarmi dietro le spalle quando cammino da sola, di controllare ogni ombra intorno a me. Ho cominciato a rispondere «no grazie, sono fidanzata», perché ha più effetto di un «lasciami stare» su chi azzarda pretese. Tutto questo l'ho insegnato a me stessa per sentirmi in qualche modo un po' più al sicuro, come quando digito velocemente il numero di mia madre sul cellulare la sera, perché voglio credere che anche se qualcuno si avvicinasse riuscirei ad avvertirla in tempo.

 

Ho iniziato a diffidare delle persone dopo aver ascoltato le storie di alcune amiche. Ragazze della mia età che subiscono soprusi e violenze da parte dei fidanzati, spesso senza rendersene conto. Molte ragazze vivono relazioni violente nelle quali il loro valore viene ridotto a zero e purtroppo non denunciano, perché credono che ogni azione del compagno sia a fin di bene.

Ho visto giovani donne come Anna (è un nome di fantasia), sopportare abusi psicologici e fisici per paura e, come lei crede, per amore. Anna mi ha raccontato di come il suo ragazzo l'ha costretta ad allontanare tutti i suoi amici e a dare attenzioni soltanto a lui. Ma lei non lo vede come un violento. Ogni sua azione è, agli occhi di lei, giustificata dalla sua gelosia. Anche quando la picchia. Non ascolta l'opinione di amici e parenti, lei farebbe di tutto per salvare il loro rapporto. Le si legge in faccia quanto ha paura di lui. Non vuole lasciarlo. «E' geloso perché mi ama» dice, per giustificare l'ennesima telefonata di lui, che le chiede dove e con chi si trova. Si vergogna della sua possessività. Dopo quella sera in cui le aveva dato uno schiaffo. Non aveva fatto nulla di male. Solo un saluto a un altro ragazzo. E' bastato quello, e ha scelto di evitare tutti gli amici. Si è isolata. Chiusa nel suo piccolo mondo. Con il suo carceriere.

Si sbaglia chi crede che cose del genere succedano solo alle ragazze deboli, a quelle che si lasciano sopraffare. Ma la verità è che l'abuso è imprevedibile. Può provenire da amici o da sconosciuti e può accadere in qualsiasi contesto. Ogni ragazza ha avuto esperienze del genere, me compresa, che siano soltanto sconosciuti che si limitano a fischiarti per strada o fidanzati possessivi che picchiano e a volte vanno molto oltre.

Lucia Sepe

(del gruppo di ragazze che ha frequentato il corso di Ottopagine di scuola/lavoro)