Incinta a sedici anni: vi racconto la mia nuova vita

Una gravidanza inaspettata. La confessione ai genitori. Il supporto delle amiche.

incinta a sedici anni vi racconto la mia nuova vita

La scuola che continua. E il giorno più bello. Storia di una adolescente diventata grande all'improvviso.

Avellino.  

Una vita normale. Una vita come quella delle altre sue coetanee. Ma bisogna far attenzione. Il normale a volte si trasforma in ben altro. Basta un attimo. Quell'attimo nascosto dietro l'angolo. Ed è lì che il gioco cambia. E' lì che l'adolescenza devia il suo percorso.

Federica Biondi non ci aveva mai pensato. D'altronde è difficile. Specialmente quando si ha soli 16 anni.

Tutto fila liscio. Meglio di così non può andare. «L'affetto di mamma e papà non mancava mai. Le mie amiche erano sempre presenti. Il mio fidanzato Maurizio sembrava ogni giorno più innamorato», racconta Federica.

Ebbene sì, la storia con lui dura da un anno e poco più. «Ormai si poteva definirlo fidanzamento. Lo avevo anche presentato ai miei. Alla mia famiglia Maurizio piaceva», spiega soddisfatta.

Qualcosa però è in arrivo. Nei primi giorni di ottobre un evento decisivo. «Un ritardo di due mesi del ciclo mestruale insospettì me e il mio ragazzo. Decidemmo così di recarci in farmacia per comperare un test di gravidanza», afferma.

La domenica seguente, Federica è a casa delle sue due migliori amiche. "Volevo fare lì il test. Con loro mi sentivo al sicuro - racconta -. Ci trovavamo in bagno. Erano le sei e mezza del mattino. Non avevamo dormito tutta la notte. Troppa paura del risultato». Dopo un paio di minuti la scoperta. Faccina sorridente sul test. Federica è incinta. Un turbine di emozioni la assale. Immediato il supporto delle compagne accanto. Ma il primo pensiero è solo uno: annunciare la notizia a Maurizio.

«Lo seppe la mattina del giorno stesso. All'inizio era titubante. L'idea di avere un figlio tutto nostro, però, ci rincuorava. Era il frutto del nostro amore.» afferma la giovane mamma.

«Quando sei responsabile di un essere dentro la tua pancia, hai il compito di decidere il suo destino. Quello di mio figlio lo avevo già scritto. Sarebbe nato. Costi quel che costi. Non avrei abortito. Sono contraria all'aborto», dice.

Tuttavia, lo scoglio più difficile da superare è comunicarlo ai genitori. Di solito, la famiglia rimane ostile verso situazioni del genere. Ma quella di Federica no. «Raccontai loro tutto. Al contrario di quanto pensassi, reagirono bene. Erano contenti. Sapevano che avrei gestito quel dono inaspettato alla perfezione. Di me si fidavano.»

Federica non si sente diversa dalle altre adolescenti. Anzi, forse sì. Diversa in modo positivo. Diversa perché possiede ciò che le altre non hanno. Diversa perché è felice, e non perché ha l'ultimo modello di iphone. Lei, dentro di sé, ha un bimbo che custodirà con amore. Il suo bimbo.

Passano mesi e gli effetti della gravidanza bussano alle porte. «Nausea e vomito erano all'ordine del giorno. La pancia man mano cresceva. Ma tenevo duro. Il traguardo che mi aspettava avrebbe ripagato tutte le mie sofferenze», confessa sorridente in volto.

La ragazza, infatti, continua senza arrendersi il percorso di studi al liceo scientifico di Atripalda, la sua cittadina. «Ho studiato fino al giorno prima del parto. Non volevo mollare. Volevo rendere i miei familiari fieri di me».

Sorprendente è la sua forza. Affrontare i pregiudizi della gente non è facile. Non è facile perché gli adolescenti sono vulnerabili. Per sua fortuna, Federica non è una semplice teenager. Lei vulnerabile non è. «Avevo gli occhi delle persone puntati sul mio pancione. Non ci davo peso. Avevo il mio fidanzato con me», conferma.

Otto gennaio 2016. Ecografia strutturale alla diagnostica "di Meglio" di Napoli. «Eravamo tutti in fibrillazione. Usciti dalla visita avremmo saputo il sesso della nostra creatura». Gel sul basso ventre. Il macchinario proietta l'immagine del feto. Non c'è ombra di dubbio. E' un maschietto. «E' stato il regalo più bello che potessi ricevere - continua l'adolescente -. Difatti il giorno dopo avrei compiuto 17 anni. In assoluto il compleanno migliore di tutta la mia esistenza».

Ora che il sesso del bambino è stato svelato, ai futuri genitori spetta un compito molto importante. La scelta del nome. «A entrambi piaceva il nome Daniel. Ma volevamo rendere unico nostro figlio. Il nome Daniel fu così rinnovato in Deniel».

Federica sa che, una volta terminati i nove mesi, dovrà compiere dei sacrifici. Avrà dei doveri da rispettare. Non potrà essere spensierata come un tempo. Insomma, dovrà assumersi le proprie responsabilità. Dovrà rimboccarsi le maniche. Come sempre. «Non mi spaventava un avvenire nei panni di ragazza madre. Ero determinata. Ero diventata responsabile. In un certo senso, consapevole del fatto che non avrei perso l'adolescenza. Si sarebbero verificati soltanto dei cambiamenti». E così è stato.

Ventuno maggio 2016. Quattro del mattino. Letto bagnato. Rottura delle acque. Immediato l'arrivo all'ospedale "Moscati" di Avellino. Maurizio e le amiche onnipresenti. «Verso le otto iniziarono i forti dolori. Dolori che durarono per almeno due ore - mi confida -. Fortunatamente, dopo un po' mi fecero l'epidurale. Le doglie finalmente svanirono». Poi, accompagnata dalla madre, varca la soglia della sala travaglio. «Con l'utero dilatato di 10 centimetri, ero pronta a partorire. A breve avrei incrociato per la prima volta lo sguardo della mia vittoria più grande».

Quattro e un quarto del pomeriggio. Parto naturale. Nasce Deniel. Un gran bel frugoletto di 3 chili e 750 grammi, con occhi azzurri e capelli castani. Tutto sua madre. «I medici me lo misero tra le braccia e fu subito amore. Non avevo mai visto un neonato così. Era il mio neonato ed era stupendo - afferma con un velo di nostalgia negli occhi -. Lo lavarono, gli misero il pannolino e lo vestirono. In poco tempo fu subito da me».

Nel frattempo in sala entrano Maurizio, le amiche e i genitori di Federica. Grande festa. Il piccolo tanto atteso è arrivato. Il neo papà, appena diciottenne, stenta a credere che quel pargolo è suo figlio. Si lascia andare, così, alla commozione. Le due migliori amiche, invece, si divertono a chiamarsi "zie". Mentre mamma Alessandra e papà Nello abbracciano la loro figlioletta, orgogliosi di come abbia saputo affrontare un qualcosa più grande di lei.

«Deniel aveva risollevato il morale a chiunque. Era stato un brutto periodo per me e la mia famiglia. Avevamo perso una persona a noi cara. La sua nascita aveva colmato il vuoto lasciato dalla morte di mia zia».

Nei giorni successivi, frequenti sono le visite di parenti con regali e mazzi di fiori. La neo mamma si sente circondata di affetto. «La nascita di mio figlio mi ha completata. Era la parte mancante del mio puzzle».

Oggi Federica si occupa del suo bimbo a tempo pieno. Ciononostante, non rinuncia alle uscite con le sue compagne. Deniel è con loro.

A settembre ricomincerà la scuola. Ultimo anno di liceo. Dopodiché ha in programma di iscriversi all'università per studiare medicina. Maurizio e le sue amiche le sono costantemente affianco.

In ultimo, le domando cosa significhi diventare madre in piena gioventù. Conclude la sua intervista così: «Essere mamma a 17 anni vuol dire avere più tempo per amare il proprio bambino. E a chi mi dice che la mia vita sia finita, io rispondo che è appena iniziata. Deniel non mi ha rubato il futuro. Me ne ha creato uno nuovo».

Mariagrazia Mancuso

(una delle studentesse del corso di Ottopagine organizzato nell'ambito dell'iniziativa scuola/lavoro)