Niente fuochi solo minestre scaldate. Meno male che Britti c'è

Un'estate di sola annoia. Nemmeno i fuochi pirotecnici. Ora sono tutti appesi al cantante ...

Senza un assessorato alla cultura capace di farsi capofila delle realtà associative del capoluogo, e altrettanto incapace di proporre una propria offerta valida, si continua a navigare a vista. Incappando in continui strafalcioni.

Avellino.  

Chissà se i 7000 mila caffè di Britti basteranno agli avellinesi per sfuggire all'imbarazzante noia di quest'estate. E chissà se lui, proprio Britti, riuscirà nell'arduo compito di distrarre, almeno per una sera, i presenti da una situazione imbarazzante. Figlia di un copione che, paradosso dei paradossi, ha toccato i suoi picchi più esaltanti nelle discussioni che riguardavano l'annullamento di eventi invece che la loro organizzazione.

E sì, nelle stanze di Palazzo di Città, quelle dove ci si arrovella costantemente per offrire agli avellinesi il massimo in termini di cultura e divertimento, quest'estate hanno lavorato di spugna. E cancellando cancellando, è rimasto ben poco. Ieri sera i cittadini aspettavano i tradizionali fuochi di Ferragosto, inutilmente. Addio anche ad un'altra tradizione storica in un giorno tanto atteso.

Ma, gli avellinesi, ci hanno fatto il callo. Hanno già detto addio a “C'entro per il Centro”, Avellino Teatro Festival, e ultimo, ma non per importanza, la rassegna “Elementi”, “costretta” a spostarsi a Monteforte per far esibire Calcutta. Minimo comun denominatore: i tempi biblici della macchina burocratica comunale e l'incapacità di creare un palinsesto organico di eventi.

Risultato? Il nulla al quale stiamo assistendo. Degno prologo di quanto accade da qualche anno a questa parte.

Senza un assessorato alla cultura capace di farsi capofila delle realtà associative del capoluogo, e altrettanto incapace di proporre una propria offerta valida, si continua a navigare a vista. Incappando in continui strafalcioni. (Leggi l'approfondimento: "Eventi, solita fuffa. Cultura? Ma fateci il piacere")

Fino all'ultima corsa contro il tempo di questi giorni. Quando abbiamo rischiato di fare a meno anche del concertone. Scusa formale, i dirigenti sono in vacanza. Come se non si sapesse. Perché si è arrivati sotto sotto? Che fine ha fatto la sempre decantata progettazione? Ma un rapido sguardo al passato prossimo di quest'amministrazione, spiega tutto. Molto meglio delle parole.

Questi sono gli stessi assessori e consiglieri che hanno approvato un bilancio da duemila incognite e che ora, probabilmente, a causa di altre irregolarità riscontrate, dovranno ridiscutere il previsionale per l'anno che verrà.

L'approssimazione, insomma, è di casa al Comune. E la cultura non fa eccezione.

Così, dopo essersi sforzati, sono riusciti a partorire il solito topolino. O meglio, il solito brodino decotto: nome nazional popolare, uno vale l'altro anche se nel tempo non è che siamo cresciuti un granché (guardate qui i protagonisti degli ultimi anni e giudicate voi stessi) eppoi aggiungiamo qualche pezza qui e lì.

Nello specifico, due eventi garanzia dove l'amministrazione centra ben poco: il festival di Flussi e il Palio della Botte. All'esibizione di un altro usato sicuro, il maestro Enzo Avitabile, che sta suonando decisamente ovunque (forse troppo). Per concludere, qualche evento collaterale che ha davvero poco da offrire alla città, eccetto quelli destinati ai bambini: almeno loro si divertano.

Nel mezzo anche il festival musicale offerto dal Forum Giovanile, lo Stay, che quest'anno ha dovuto affrontare una consistente cura dimagrante: tre giorni e fronte degli oltre sette appuntamenti dell'anno scorso. Interrotti in corso d'opera sempre a causa della burocrazia comunale.

In un simile scenario, è normale che a far da padrona sia la rassegnazione. Le lamentele degli avellinesi, già di indole avvezzi al piagnisteo, hanno toccato i massimi storici. Riportando alla mente fiaschi clamorosi come quelli del 2013, dove con l'abusata parola austerity, si fece a meno pure del cantante.

A rendere ulteriormente rumoroso il fallimento di quest'anno, l'offerta parallela della provincia e degli altri capoluoghi. Per restare in Irpinia: eccetto gli eventi consolidati come lo “Sponz Fest” di Vinicio Capossela e lo Spettacolo dell'Acqua di Monteverde che attirano migliaia di turisti e surclassano senza appello Avellino, c'è tutta una serie di manifestazioni che finisce per far mobilitare gli avellinesi, spingendoli ad abbandonare l'abulico capoluogo in cerca di qualche serata differente.

Niente di trascendentale: tradizione, buona musica, ospitalità. Certo, anche in provincia, con un calendario di eventi organico e un'organizzazione complessiva delle diverse realtà associative, il risultato migliorerebbe ancora, ma questa è un'altra storia.

Per quanto riguarda gli altri capoluoghi, senza citare Napoli mondo a parte, siamo su un altro livello. Fra Salerno e provincia, a giugno avevamo il quadro di tutti gli eventi in città e nei paesi attigui. Una rete di manifestazioni che anche nel modo di comunicarsi (a noi perfino i siti lasciano a desiderare) sono di un altro livello. Mentre qui bisogna attendere la settimana prima delle manifestazioni, a volte giorni prima. Se si è fortunati e non le cancellano all'ultimo momento.

“E mentre il cielo si schiarisce, noi guarderemo questa notte che finisce” così canta Britti in un'altra sua celebre canzone. Ma purtroppo neanche lui, Britti, potrà riscattare questa situazione. L'alba, qui ad Avellino, è ancora lontana.

Andrea Fantucchio