Cocchia chiusa. San Tommaso: quella scuola è dei nostri figli!

Novecento alunni verso il plesso di periferia. Ma i genitori di San Tommaso protestano ...

Tanti aspettavano con ansia l'apertura del plesso terminato in quest'estate. Un fiore all'occhiello per quella che viene bollata come periferia.L'arrivo dei 900 studenti che dovranno essere trasferiti dalla Cocchia ha spinto tanti a protestare

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio

San Tommaso protesta: quella scuola è dei nostri figli! Così si sono espressi tanti genitori che ieri sera hanno appreso del trasferimento che attende i novecento ragazzi della media Enrico Cocchia.

Dopo la chiusura dell'edificio disposta dalla Procura.

Fatti che Ottopagine vi ha raccontato, parlandovi anche delle proteste successive di un genitore che chiedeva risposte al comune, e descrivendovi la “soluzione” trovata dall'amministrazione che non ha convinto nessuno.

Soluzione temporanea che coincide proprio col presso di San Tommaso ultimato quest'estate. Una decisione, quella dell'amministrazione Foti, che ha aperto una crepa nell'animo di molti genitori avellinesi.

A partire dalle madri e dai padri di San Tommaso che non hanno atteso a manifestare le proprie rimostranze.

L'hanno fatto immediatamente attraverso il social e la pagina Facebook di Ottopagine. Ma non escludiamo che presto le rimostranze potrebbero trasformarsi in proteste “dal vivo”.

Dice Adelaide Giordano: “La scuola di San Tommaso è del quartiere e noi genitori difenderemo i nostri diritti”.

Le fa eco Antonietta Petrone: “Scusate la nuova struttura dove toccherebbe andare ai nostri figli non è stata inaugurata. Intanto i bambini di San Tommaso restano nell'attuale scuola media che si dice pericolosa anch'essa a sua volta? E quindi? Che si fa? Si farà di sicuro un bel "casino" col comune”.

Come Adelaide in tanti aspettavano con ansia l'apertura del plesso terminato in quest'estate. Un fiore all'occhiello per quella che viene sempre bollata come periferia.

E invece ora, l'arrivo dei novecento studenti che dovranno essere trasferiti dalla Cocchia, ha creato non poche rimostranze.

Tutti si chiedono in che modo verranno gestite le doppie triple turnazioni? E quanto influiranno sul percorso scolastico dei figli del posto?

Anche perché nessuno crede che la questione sicurezza legata alla Cocchia sarà risolta in quindici giorni. Tempo minimo minimo indicato dal comune per capire il da farsi.

In realtà c'è anche chi prova a suggerire una soluzione indicando la scuola elementare di Valle precedentemente chiusa. Una proposta che noi stessi riteniamo più fattibile.

Dice Renato Rossi in proposito: “Io lancio una proposta visto che il nuovo edificio di Rione San Tommaso pare essere insufficiente per ospitare tutti gli alunni della "Cocchia" e già si parla di doppi o tripli turni. Perché non usare la scuola elementare di Valle chiusa, ma ristrutturata l'estate scorsa dal Comune? Forse è troppo facile e poco dispendiosa l'idea? E' già un edificio adibito a scuola e hanno anche una palestrina. Vediamo cosa rispondono i solerti amministratori comunali”.

E soprattutto vediamo se risponderanno.

Inoltre c'è un'altra questione ben più annosa. Annunciata ieri a Ottopagine da un altro padre, Euro Pierni, accorso in comune per protestare.

Euro evidenziava come quanto accaduto alla Cocchia potesse rappresentare un pericoloso precedente.

Con tutti i genitori di Avellino che avrebbero chiesto e a ragione controlli a tappeto per gli edifici frequentati dai propri figli.

Richiesta ribadita anche da un'altra madre, Antonietta Lettieri: “Perché questi controlli non vengono fatti a inizio anno scolastico? In tutte le scuole e in tutta Italia? Aspettiamo sempre che ci sia un morto o un terremoto per fare qualcosa ?  Si affidano i propri figli allo stato ed è come darli in braccio ad un orco! Ospedali, scuole, edifici pubblici che dovrebbero essere le prime strutture devono rimanere in piedi anche con le inondazioni!”.

Una problematica, quella della sicurezza degli edifici anche ad Avellino, della quale ha parlato ampiamente quest'estate il direttore di Ottopagine, Luciano Trapanese.

Ciò che è certo è che adesso l'asticella dell'attenzione è altissima.

E servono risposte concrete. L'amministrazione Foti si esprima chiaramente sul tema. Le scuse e le soluzione temporanee non sono più contemplate.

(La foto di copertina ci è stata gentilmente concessa dall'amico Luca Del Gaudio del gruppo Facebook "Non sei irpino se")