di Luciano Trapanese
L'incriminazione di Luigi Viesto per il tentato omicidio di Walter De Cristofaro, ha riportato sulle pagine di cronaca un periodo nero per la provincia di Avellino. Quello legato al clan Partenio. Una emergenza criminale senza precedenti per l'Irpinia. In particolare per il capoluogo e l'immediato hinterland. Un nuovo clan, tutto indigeno. Sanguinario, violento, deciso a imporsi. Convinto anche che la debolezza dei Cava – dopo gli arresti dei boss, e in particolare di Biagio Cava -, potesse essere una sorta di lasciapassare per il predominio sul territorio.
Viesto avrebbe tentato di attirare in una trappola De Cristofaro, invitandolo nell'abitazione di un altro pregiudicato del serinese. Ad aspettare la vittima ci sarebbero stati i killer del clan.
Probabilmente Walter De Cristofaro aveva fiutato l'aria. Si è tenuto alla larga dall'appuntamento. Ma quelle precauzioni non sono servite. Una settimana dopo, era il 12 luglio di sedici anni fa, un commando lo ha poi massacrato, a Serino. Sotto gli occhi del figlio. Davanti al bar Camardo, sorpreso mentre giocava a tressette.
Un'esecuzione fredda, spietata. Come altre commesse dagli uomini del gruppo legato ai Genovese.
Si uccideva per poco, a volte per niente. In questo caso hanno ucciso per togliere dalla circolazione uno che non si voleva piegare al nuovo ordine. Lo hanno centrato prima alla schiena, mentre tentava una fuga impossibile. Poi lo hanno crivellato di proiettili. Una decina. Una esecuzione terribile.
De Cristofaro, storicamente legato ai Cava, era appena uscito di prigione (per un attentato incendiario alla ditta Pescatore). Proprio non voleva farsi da parte. E neppure aderire al clan dei Genovese. Una scelta che ha pagato con la vita.
Per quel delitto sono stati incriminati Raffaele Spiniello (super pentito, e killer principe del gruppo criminale), Pasqualino Bianco e Giuseppe Menna. Erano loro i componenti del commando omicida. I mandanti, invece, sono stati individuati in tre pezzi da novanta della banda. I cugini Modestino e Amedeo Genovese, gli indiscussi capi. E un vecchio sodale di De Cristofaro, Antonio Masucci, il nome emergente del crimine organizzato nella zona del serinese. Uno che aveva tagliato i ponti con il passato e puntato tutto sul gruppo che da Ospedaletto e Summonte, aveva deciso di prendersi Avellino e la Valle dell'Irno, fino alle porte di Salerno.
Traffico di droga, estorsioni, usura. A quel clan hanno aderito personaggi di conclamato spessore criminale, ma anche manovalanza locale. Hanno insanguinato l'Irpinia. Con una strategia folle. Lasciando dietro anche una lunga scia di prove. E, dopo gli arresti, una altrettanto lunga lista di collaboratori di giustizia. Che hanno semplificato il lavoro degli inquirenti e disintegrato il clan. Prima – per fortuna - che potesse diventare un cancro inestirpabile.
