«Il bus volava giù, mio marito mi ha abbracciato. Poi è morto»

I racconti dei superstiti della strage di Acqualonga sull'A16

Patty De Felice: ho perso mio marito, mia cognata. Tutti. Ora giustizia

Avellino.  

 

di Simonetta Ieppariello

Racconti dall'inferno. Racconti dalla strage.

In aula oggi in tribunale ad Avellino i superstiti della tragedia di Acqualonga, del bus che volò per trenta metri dal viadotto della morte.

"Una tragedia troppo grande, il dolore non va più via", raccontano i familiari delle vittime. E ancora: "E' come il primo giorno".

Vogliono giustizia, chiedono l'ergastolo per i responsabili. Tre anni fa l'incidente stradale con più vittime nella storia d'Italia: 40 morti, solo 8 sopravvissuti. Abbiamo parlato con alcuni di loro. Abbiamo ascoltato chi è oggin continua a vivevere, ma con la morte nel cuore. Famiglie distrutte, persone che hanno perso tutto e tutti. Cicatrici e ricordi. Quel dolore che non passa. E che forse non passerà mai.

«Credetemi - racconta una superstite - nessun regista dei più celebri film horror avrebbe potuto pensare una storia simile. La sequenza assurda di quei momenti non la dimenticherò mai. Il bus che sbandava. Il pullman per pochi attimi in bilico e poi quel volo. Non ho mai perso coscienza e ora chiedo giustizia per i miei due figli. Soprattutto la mia piccola Francesca che ora fa riabilitazione ogni giorno per tornare alla vita normale. Alla stessa vita delle sue coetanee. E' forte, ma ora voglio giustizia per lei. Devono andare in carcere a vita».

Erano le 20.15 del 28 luglio 2013 quando il bus di pellegrini di Pozzuoli volò giù dal viadotto Acqualonga della Napoli-Bari nel comune di Monteforte Irpino. Ci furono 40 morti e solo otto superstiti, una strage della strada senza precedenti. La velocita', l'angolo d'impatto e soprattutto un segnale, un rumore o un qualunque evento che abbia preceduto il volo di 30 metri dal viadotto.

I sostituti procuratori di Avellino Adriano Del Bene e Cecilia Annecchini stanno cercando di ricostruire attraverso il suo racconto e quello di altri due testimoni, superstiti gli ultimi attimi dell’incidente per capirne la dinamica. Oggi il racconto in aula. 

«Mi è costato tanto venire in tribunale - racconta Patty De Felice -. Rivivere tutto è stato terribile. Stamattina doveva venire Gennaro Lametta. Ma non si è presentato. Devono pagare tutto. Ricordo tutto di quel giorno. Ricorderò per sempre l'ultimo abbraccio marito Luciano. Mi disse: raccomandiamo le nostre anime a Dio. Poi, è morto».