di Simonetta Ieppariello
E’ il giorno della deposizione dei 4 scampati alla tragedia – Clorinda Iaccarino, Partorina De Felice, detta Patty, Annalisa Caiazzo e Gennaro Schiano Di Cola –che sono sopravvissuti per miracolo. "Un film horror, un interminabile sequenza di dolore". Definiscono così quei terribili momenti.
“Era un pullman malandato e il giorno prima di ritornare a casa si era rotto anche l’impianto di aria condizionata – hanno raccontato in Aula -. Eravamo tutti concordi. Non piaceva a nessuno, perché era vecchio”.
Annalisa Caiazzo era a bordo dell’autobus della morte, e tra le 40 vittime del volo del mezzo nella scarpata del viadotto Acqualonga ci sono anche i suoi genitori. Ha visto cose terribili, Annalisa, ricorda tutto: momento dopo momento. Quasi fossero frame di un film dell'orrore. Invece era tutto vero. Era la sua vita che in pochi attimi cambiava. Un miracolo. Lei suo marito e i suoi due figli sopravvivono. Tutti, ma con ferite serissime e loro stessi che non saranno mai più gli stessi. Traumi fisici e psicologici terribili. Ferite che restano aperte negli occhi nel ricordare, come in ogni momento della loro vita, quei tragici momenti. Sequenza di un inferno di morte e lamiere, sangue e grida.
Suo marito e sua figlia hanno riportato danni permanenti. “Mio marito è stato due mesi ricoverato nel reparto di rianimazione – ricorda davanti ai giudici del tribunale di Avellino che celebrano il processo a carico di 15 persone e dopo, fuori le porte del tribunale prima di tornare a casa –. Per due volte me lo hanno dato per morto. Mia figlia si è spaccata la testa ma è viva, vorrebbe camminare ma non può. La sua testa rimase praticamente schiacciata. Lotta ogni giorno, cerca di essere forte. Lo è. Fa riabilitazione ogni giorno, la mia Francesca. Si ferma solo la domenica”.
E i segni di quell’incidente restano anche sul suo volto. Una cicatrice profonda le segna il viso da bocca a mandibola, fin quasi al collo. “La mia faccia non potrà essere più quella di prima”, ha detto prima di cominciare il racconto degli ultimi istanti di quel viaggio. I segni. Che restano. I ricordi che non svaniscono. «Anche mio figlio si ruppe la mandibola ed ogni giorno ha crisi perchè ricorda quel bus maledetto e quel'incidente».
Quella tragedia ha segnato la vita di tutti. Per qualcuno dei sopravvissuti addirittura è finito il matrimonio. A raccontarlo è proprio Gennaro Schiano di Cola. “Dopo l’incidente – ha riferito – si sono create condizioni che hanno spinto me e mia moglie per il bene dei nostri figli a separarci”. Una conseguenza, come le continue operazioni cui viene sottoposta la figlia di Annalisa Caiazzo: “Era sanissima mia figlia, e l’altro bambino non ha più i suoi genitori perché devo ‘parcheggiarlo’ per seguire mia figlia. Con chi dobbiamo prendercela. Ora vogliamo solo giustizia. I responsabili devono essere condannati all'ergastolo».
