di Simonetta Ieppariello
Sempre più poveri e mensa. Sempre più italiani, anziani e giovani disoccupati. E’ allarme povertà in Irpinia, come nel resto della Campania.
Alla don Antonio Forte di rione Valle ogni giorno vengono serviti ottanta pasti, la metà dei quali ad uomini separati, donne sole e giovani italiani senza lavoro. I sindacati avvertono nel giorno della riflessione in occasione del pranzo tra utenti e istituzioni 20 suicidi e trenta per cento di poveri della popolazione è ora di fare qualcosa.
L’associazione Agorà di Pratola Serra ha offerto il pranzo, come ogni anno perché ci sia un segnale concreto di impegno e sostegno. «Siamo felici di farlo e continueremo - commentano i responsabili -». Carlo Mele direttore della Caritas non ha dubbi: abbiamo sempre più ospiti italiani. «Lo vedete anche voi una lettura che dobbiamo cogliere, La società regredisce. Le famiglie sono in affanno. I soldi vanno spesi e non buttati per i bisogni comunità. Dobbiamo aiutare le famiglie, gli anziani i ragazzi che non trovano lavoro.
Ci sono le storie di chi vive intorno e dentro la mensa.
Come Carlo ospite alla Mensa da dodici anni.
«La mia storia è lunga e difficile - racconta Carlo -. Sono invalido al cento per cento. Sono iscritto al collocamento da venti anni e sono solo. Per quelli come me non è mai festa. Il disagio non è venire a Mensa. Il disagio è andare avanti senza commettere errori. Per lo Stato le persone come me sono morte. Per me, per chi è intorno alla Mensa non è mai festa. Sapeste ognuno di voi cosa significa vivere così. Non raccontiamo le nostre storie. Siamo senza speranza e gioia. I poveri non possono permettersi neanche di avere amici. Avevo sette gatti non posso mantenerli. Ora ne ho uno e non riesco neanche a dargli da mangiare. Cerco di rispettare le regole e a cosa serve?. Noi viviamo nella terra di mezzo, sono solo tra i soli. Non sono ne un profugo disperato e non sono neanche uno di quelli che vive di un lavoro e dignità proprie. Sono straniero in patria mia. Io non ho nessuno. Sono civilmente morto».
«Prima mi vergognavo di venire - racconta Mario -. Oggi sorrido ogni volta che arrivo perché purtroppo vedo tante persone intorno a me che hanno vissuto lo stesso fallimento di non riuscire a vivere del proprio lavoro della propria forza».
Don Liberato Femina restituisce un quadro impietoso dei numeri e presenze. «Serviamo ogni giorno pasti ad ottanta persone - spiega don Liberato -. Vedo ogni giorno volti avviliti e soprattutto senza speranza. Non diamo solo cibo ma anche parole, speranza, umanità. Vediamo tante famiglie monoreddito. Ancora c’è qualcuno che si vergogna. Ci sono seicento pacchi familiari per altrettante famiglie. E’ allarme profondo. Parliamo di duecento pacchi in più al mese».
E poi c’è Antonio, il cuore vero della mensa, che continua a cucinare sorridendo alla mensa. Lo fa da nove anni e racconta di storie e di drammi, di volti e di lacrime tra quelle tavole. Ha fatto le crepes e cannelloni perchè il pranzo di Natale sia diverso dagli altri.
«Cerchiamo di fare del nostro meglio per regalare un sorriso - spiega - Ho fatto anche la lasagna per farli felici. Per secondo c’è salsiccia e fungi. Vedo tanta gente disperata. Mi sconvolge vedere i numeri che salgono e i volti che sono sempre gli stessi. Non si tratta di momenti, parentesi di vita, ma baratri da cui le persone non riescono a uscire. Potrei raccontarvi tante storie. Sembrano tutti uguali, invece ogni dolore è profondissimo e diverso. Ti chiedi ogni volta arriva fino a tanto la povertà?». Poi c’è Nicola che dopo aver perso sua moglie ha perso tutto: casa e serenità
«Ringrazio la Caritas per cibo e tetto - spiega -. Io mi sono scoperto improvvisamente povero. Non posso lavorare e ho dovuto lasciare casa e mi sono trovato in mezzo ad una strada. Provo tanto dolore ma voglio comunque fare gli auguri a chi è povero come me. Spero per me per loro che sia una fase e non la fine». Passeggiando trai banchi c’è Shaka che sorride e racconta di un inferno forse più profondo quello della guerra nel suo paese e di quella fuga in mare. «Sono qui da tre mesi - spiega Shaka -. Ho una storia difficile alle spalle. Sono fuggito dalla guerra. Sono vivo è già una gioia, vorrei solo lavorare e fare del mio meglio per costruirmi onestamente una vita».
Poi c’è Nicola che era un bidello e non ha una casa e ogni giorno viene mangiare da Forino. «Ero un calzolaio e poi il bidello - spiega -. Non saprei dirvi come improvvisamente mi sono trovato solo. Io riesco ad arrivare a fine mese ma sono solo. Vivo un brutto momento».
Dal canto suo Mario Melchionna della Cisl Irpinia Sannio precisa: purtroppo ci sono sempre più irpini poveri. Ci sono tanti cittadini e lavoratori che perdono il posto e vanno sul lastrico. I dati sono allarmanti. Siamo oltre il trenta per cento perché sommandoci la disoccupazione il quadro è drammatico. Ci sono intere famiglie disperate che vanno via. In un anno ci sono stati oltre venti suicidi. Tutto accade tra l’indifferenza collettiva».
