Ucciso dal gelo.Il dolore di Branduardi: Lì ci dormiva un uomo

Domani interrogazioni in consiglio comunale, e su Fb spunta il post di Angelo Branduardi

Il cantautore: Lì ci dormiva un uomo. Rimane l'ammasso di stracci congelati da un freddo che è da sempre nemico dei poveri. La tragica metafora di un albero di Natale disfatto, di sacchi epifanici abbandonati e riempiti solo della nostra miseria.

Avellino.  

 

di Simonetta Ieppariello

All'inchiesta della Procura si affianca quella interna ordinata dal sindaco Foti. Due le inchieste sulla morte di Angelo Lanzaro, senzatetto trovato morto la mattina del 6 gennaio in un box dell'ex Mercatone, abbandonato e dismesso da 30 anni. Indaga la Procura Avellinese per accertare se ci siano responsabilità e si parte dall'ipotesi della omissione di soccorso. 

Ieri mattina l’esame autoptico avrebbe acclarato la morte per assideramento. Ma serviranno 60 giorni per avere i risultati completi.

Poi il corpo del povero Angelo è stato trasferito a Visciano, su richiesta diretta di sua sorella. I funerali saranno pagati dal comune di Avellino. E domani il caso approda in consiglio. L’opposizione annuncia battaglia e pare sia pronta una richiesta di dimissioni per l’assessore Mele. Intanto Paolo Foti ammette: «Non so se Angelo avesse chiesto aiuto, ma se l'assessore Mele sapeva della sua condizione, ha sbagliato. Doveva intervenite subito e prima. Ora non serve, ma chiedo scusa alla città». Dal canto suo l’assessore Mele si giustifica spiegando di essersi recata personalmente più volte nel Mercatone senza trovare Angelo e i suoi amici disperati. Intanto sul social piovono i commenti. Tra questi quello del cantautore Angelo Branduardi che, a corredo di una foto che ritrae il giaciglio su cui l'uomo si è addormentato per non svegliarsi mai più in una notte di gelo, commenta: «Lì ci dormiva un uomo. Rimane l'ammasso di stracci congelati da un freddo che è da sempre nemico dei poveri. La tragica metafora di un albero di Natale disfatto, di sacchi epifanici abbandonati e riempiti solo della nostra miseria. Le Feste sono finite. E non siamo stati capaci di rendere questo mondo migliore».