Ancora un dramma che accade tra le sbarre. Un detenuto 37enne, in attesa di giudizio, è morto. "I giudici, pur a fronte di una certificazione sanitaria attestante che era in coma ed in imminente pericolo di vita, non gli hanno revocato il carcere a cui era sottoposto": così l'avvocato Dario Vannetiello in una nota diffusa alla stampa.
La storia di Stefano Crescenzi, di anni 37 e di Roma è quella di un calvario, come spiega l'avvocato.
L'uomo era detenuto in custodia cautelare in quanto condannato in primo grado, alla pena di anni 23 di reclusione dalla Corte di Assise di Roma, presieduta dal Giudice dott. ssa Anna Argento con a latere dott. Sandro Di Lorenzo, sentenza avverso la quale era stato depositato atto di appello .
Il reato è quello dell’omicidio di Giuseppe Cordaro avvenuto in Roma alla via Aquaroni, zona Tor Bella Monacam, il 30 marzo dell’anno 2013, per il quale il giudice di primo grado ha escluso che fosse un delitto di mafia .
A causa delle sue gravissime condizioni di salute, dovute probabilmente connesse al secco e protratto rifiuto di alimentarsi, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, nel mese di settembre 2016, ritenne che Crescenzi non potesse rimanere presso un ordinario istituto penitenziario e decise il suo trasferimento dalla casa circondariale di Livorno presso il centro clinico della casa circondariale di Napoli – Secondigliano, anche alla luce del contenuto di una perizia svolta su incarico della Corte di assise che in tali sensi concludeva. Pochi giorni dopo il suo arrivo, a causa del peggioramento delle condizioni, si decise il trasferimento all'Ospedale Cardarelli, poi presso il Don Bosco di Napoli.
Immediata la richiesta, da parte dei legali, di revocare la misura cautelare o, in via subordinata, adottare urgentemente una decisione che consentisse al detenuto di ricevere le cure adeguate in un centro specializzato. L'avvocato Dario Vannetiello, inoltre, aveva con un esposto al Primo Presidente del Tribunale di Roma spiegato che il detenuto sarebbe morto se non fossero stati effettuati i giusti interventi e le opportune cure per il malato ormai in coma. Fino alla tragedia, consumatasi ieri.
