Quaranta angeli chiedono giustizia. Croci bianche, foto, striscioni e familiari delle vittime di una strage in catene, questa mattina, tra momenti di tensione davanti il Tribunale di Avellino. Subito il processo per la strage del bus a Monteforte. Catene ai polsi i familiari delle vittime della strage in cui un bus precipitò (il 28 luglio 2013) dal viadotto Acqualonga dell'A16 Napoli-Canosa . Persero la vita 40 pellegrini e ora i familiari di quelle vittime innocenti hanno chiesto che vengano rispettati i tempi di un processo penale che non arriva da venti mesi. A luglio è stata fissata la nuova udienza e i familiari dicono: fate presto. I familiari hanno chiesto di incontrare il procuratore della Repubblica di Avellino, Rosario Cantelmo.
La prima udienza del processo civile è stata celebrata lo scorso gennaio e la Procura di Avellino non ha formalizzato le richieste di rinvio a giudizio per i 15 imputati. Sullo sfondo si attende il responso della Corte di Cassazione sulla richiesta del rinvio a giudizio dei tre indagati atteso per il prossimo 14 aprile. Si tratta di Gennaro Lametta, proprietario del bus noleggiato dai gitanti di Pozzuoli e di due dipendenti della Motorizzazione Civile di Napoli, indagati dalla Procura con l'accusa di aver falsificato la mancata revisione del bus.
«Continuiamo a sentire forte il dolore legato a questo lutto inelaborabile. Ogni giorno il dolore è sempre più forte. E' come se ogni giorno perdessimo i nostri figli». Così una delle madri in sit in. Le mamme, i figli, i fratelli, i parenti di quei morti in quella strage chiedono giustizia, chiedono di chiudere il capitolo più doloroso, forse, delle loro vite.
Siep
