Diplomi falsi: blitz nella Cisl e a casa dell'ex collaboratore

Sequestrato il pc, clonate memorie da altri dispositivi e portati via carteggi

Avellino.  

 

di Simonetta Ieppariello

I carabinieri di Avellino sono arrivatinegli uffici del sindacato Cisl IrpiniaSannio per far luce sullo scandalo sul presunto mercato di diplomi falsi, per l'accesso al concorso per personale Ata della scuola. Ieri mattina sopralluogo dei militari presso la sede di via Carlo del Balzo e presso l'abitazione di Antonio P., l'ex collaboratore del sindacato in pensione che, secondo il servizio di «Striscia la notizia», dietro pagamento di circa 2300 euro avrebbe garantito un attestato necessario ad essere inserito nelle domande presentate per l'accesso e il posizionamento nelle graduatorie di supplenza del personale scolastico Ata, ma anche un documento di certificazione delle competenze informatiche. Insomma, certificazioni utili per avere maggiori crediti, e dunque scalare la graduatoria.

Ieri mattina c'è stato un lungo colloquio con i militari per il segretario generale e quello della Cisl Scuola, Mario Melchionna e Salvatore Bonavita e per l'ex di categoria segretario Elio Barbarisi. Sono stati loro ad indicare ai militari quali fossero i dispositivi in uso all'ex collaboratore, immortalato nel servizio di Striscia mentre proponeva l'accesso alla certificazione dietro pagamento.

Intanto il caso «diplomi falsi» scuote anche il governo e rischia di compromettere le graduatorie degli istituti scolastici per le supplenze del personale Ata. Da Avellino a Roma, dunque. Dopo il servizio di «Striscia la Notizia», con il quale sarebbe emerso che un collaboratore della Cisl IrpiniaSannio chiedeva somme di denaro per rilasciare attestati che consentissero ad aspiranti collaboratori scolastici di fare domanda per l'anno in corso, il Ministero della Pubblica Istruzione farà partire da oggi una verifica su tutte le istanze arrivate tra il 30 settembre e il 30 ottobre scorsi (erano questi i termini di presentazione) per scovare eventuali certificazioni sospette ed evitare di inficiare le graduatorie di supplenza che dovrebbero essere attribuite ai diversi istituti.

A mettere in moto la Procura la denuncia presentata dalla stessa Cisl contro Antonio P., difeso dagli avvocati Generoso Pagliarulo e Gianfranco Iacobelli, sospeso due ore dopo il blitz nella sede di via Circumvallazione di Luca Abete e della troupe di Canale 5. Mario Melchionna in una conferenza stampa ha subito ribadito e rimarcato la sua totale estraneità ai fatti, come quella del sindacato, che risulterebbe parte lesa in una così dolorosa vicenda.

La Cisl, anche ieri nel corso del sopralluogo dei Carabinieri, ha precisato, tramite i suoi responsabili, che si trattava solo di un collaboratore in pensione.

Il suo impegno in quelle settimane sarebbe stato utilizzato per il molto lavoro da svolgere, di conulenza, in vista della scadenza dello scorso 30 ottobre.

L'organizzazione sindacale, assistita dall'avvocato Ennio Napolillo, sostiene che l'ex collaboratore ha agito senza che la Cisl ne fosse a conoscenza. Il sindacato, in buona sostanza, si considera parte lesa nella vicenda, come confermato anche nel comunicato diramato ieri: «Le indagini sulla vicenda da noi immediatamente denunciata stanno procedendo con lodevole solerzia. Esprimiamo piena soddisfazione per l'operato degli inquirenti, fiduciosi che sarà fatta luce su una vicenda che ha già leso l'immagine della Cisl e della Cisl Scuola».

Acquisita documentazione utile per le indagini. Anche altro materiale sarebbe stato sequestrato nella casa dell'ex collaboratore. Ora le indagini sono nella fase cruciale. Si lavora per risalire alla scuola di formazione che avrebbe garantito i diplomi dietro pagamento. Pare si tratti di un istituto privato con sede in provincia di Caserta. Certificazioni necessarie per scalare la graduatoria, per ottenere crediti in più. Le domande che si pongono gli inquirenti sono ora: quante persone hanno utilizzato questo metodo per agevolarsi?

Non si può escludere che da Avellino l'inchiesta possa estendersi ad altre province. La truffa, se accertata, potrebbe infatti anche essere stata avviata diversi anni fa e, quindi, aver coinvolto molte più persone. Un numero di gran lunga superiore a quello presumibile. Insomma gli stessi acquirenti del titolo potrebbero essere iscritti nel registo degli indagati.