di Siep
Era già successo. Sempre in Irpinia. Anno tragico un 2012 segnato da una doppia tragedia, macabri rinvenimenti di corpi senza vita di una stessa famiglia. Diverse dinamiche, cause e tragedia. Lo stesso dramma di famiglie distrutte dalla morte.
Due i comuni riuniti dal dramma: Solofra e Cervinara.
Andando in ordine di tempo, il 14 febbraio nel comune caudino fu il monossido di carbonio di un braciere a uccidere due anziani, Tommaso Manfredonia e Luisa Villani. Vennero trovati cadaveri dopo giorni nella loro stanza da letto.Secondo quanto rilevarono le forze dell’ordine i due poveri coniugi avevano anche tentato di salvarsi. Inutilmente. Era troppo tardi.
Li trovarono cadaveri ai piedi del letto. Una vita insieme, la morte sopraggiunta per entrambi e per un macabro scherzo del destino all’alba di una gelida mattina di San Valentino.
Avevano utilizzato quel braciere riempendolo di carboni per portarlo nella stanza da letto. Lo avevano utilizzato come uno scaldino artigianale, una scelta rivelatasi fatale.
Senza rendersi conto del pericolo di esalazioni poi rivelatosi fatale.
Papà vuole uccidere tutti, vi prego aiutatemi
Passarono solo pochi mesi. Un altra tragedia. Era il 19 giugno 2012, quando a Solofra vennero trovati senza vita, a via Regina Margherita, i corpi di un quasi intera famiglia indiana. Un dramma senza fine. Una famiglia intera quasi sterminata. La ricostruzione dell’accaduto, la verità fu agghiacciante. Charangeet Singh, quarantunenne nato a Nadial nello stato indiano del Punjab, da meno di un anno trasferitosi nella città conciaria, aveva ucciso la moglie e una delle due figlie, di 7 anni, prima di suicidarsi.
L’uomo forse in preda a un raptus, si armò di un piccolo coltello, colpendo più volte la compagna che, però, era riuscita a mettere in salvo le due figlie facendole scappare lungo le scale del condominio. Solo una ragazzina si salvò dopo essere stata attinta da una coltellata all'orecchio e alla guancia. Sihranjiin, di tredici anni, riuscì a raggiungere l'abitazione di un vicino, ma intanto il padre sgozzò sua moglie Jasvir Kaur, di trentadue anni. La trovarono in una pozza di sangue lungo le scale di quella casa. Poi finì sua figlia Jaspreet, sette anni, sfregiata al volto e gola in bagno. Poi andò nella sua stanza e si uccise sgozzandosi con lo stesso coltello.
Charangeet Singh non aveva un posto fisso anche se in passato aveva lavorato come piastrellista nel montorese: sembra che l'uomo soffrisse da tempo di un problema congenito alla mano, disturbo quest'ultimo che non gli avrebbe consentito l'utilizzo al cento per cento dell'arto. Doveva tornare in India per alcune visite specialistiche.In città, era noto tra i solofrani con il nome di 'Michele' anche se i suoi amici indiani residenti nella cittadina della concia lo chiamavano con il nomignolo 'Raju'.
