Calitri, bonifica Palcitric: a processo sindaco e predecessori

Dovranno comparire in aula ad aprile. L'ipotesi di reato è di omessa bonifica.

L'udienza preliminare è nata in seguito a diverse denunce fra le quali quella di Legambiente Altirpinia. Per gli inquirenti i rifiuti ancora presenti nello stabilimento rappresenterebbero un concreto rischio ambientale.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Dovranno comparire in aula – il processo è stato disposto per il 13 aprile – il sindaco di Calitri, Michele Di Maio, i suoi predecessori, Antonio Rubinetti e Giuseppe Di Milia, e l'ex responsabile dell'ufficio tencnico del comune calitrano, Giuseppe Piumelli. Il gip Paolo Cassano oggi ha disposto il rinvio a giudizio per i quattro imputati accusati a vario titolo di omissione in atti d'ufficio, omessa bonifica e disastro ambientale.

Per gli inquirenti gli imputati avrebbero rifiutato di effettuare lo smaltimento e la rimozione dei rifiuti speciali abbandonati nell'ex Palcitric, azienda che produceva acido citrico nell'area industriale di Calitri, dichiarata fallita nel 2002. I tre sindaci sotto inchiesta hanno amministrato il comune altirpino dal 2006 al 2016. 

L'indagine, diretta dalla Procura di Avellino, coordinata dal procuratore capo Rosario Cantelmo, è stata condotta dai carabinieri della compagnia di Sant'Angelo dei Lombardi ed è stata supportata da alcune consulenze tecniche. Indagini che avevano evidenziato la presunta pericolosità ambientale dell'abbandono dell'azienda. Finanziata nel post-terremoto dell' '80 con la legge per la reidustrializzazione delle aree del cratere. La Palcitric era un riferimento mondiale del settore.

L'attuale sindaco era stato in prima linea per denunciare lo stato di abbandono dello stabilimento. Definito «una bomba ecologica a cielo aperto». E, anche dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati, si è sempre detto fiducioso nell'operato degli inquirenti dimostrando la propria volontà di risolvere proprio l'eventuale rischio ambientale per il territorio. Denuncia alla quale si era aggiunta quella di  Legambiente Alta Irpinia che aveva consegnato ai carabinieri un dossier fotografico evidenziando «la puzza che emanavano gli impianti e che arrivava fino al centro storico di Calitri». E chiedendo alle forze dell'ordine di indagare ipotizzando l'esistenza di rifiuti tossici mai smaltiti all'interno dello stabilimento.