Addio Vaclav, venuto in punta di piedi."E' tornato da Gesù"

Era stato un operaio ad Avellino, poi vita da clochard a Nola. Due anni fa il pestaggio del branco

E' morto solo, dopo aver superato le ferite riportate in un pestaggio di un branco due anni fa a Nola, mentre dormiva con i suoi cani in un casolare abbandonato

Avellino.  

 

di Simonetta Ieppariello

Se ne è andato così, in punta di piedi, in una notte come tante di un difficile inverno. Vaclav un senzatetto, un cosiddetto invisibile, balzato all'improvviso all'attenzione dei media nazionali due anni fa, quando venne pestato da un branco di giovani, senza un motivo, senza un perchè, mentre dormiva nella casetta dismessa della stazione dei treni di Nola. Colpi assestati con ferocia, con bastoni, anche ai poveri cani che vivevano con Vaclav.

Dopo una fase di ripresa e cure grazie alle quali si era ripreso, Vaclav si era lasciato andare. Le sue condizioni si sono aggravate e ieri notte il suo cuore si è fermato per sempre.

Vaclav era arrivato in Italia dalla Repubblica Ceca. Si era scoperto improvvisamente povero, come tanti. La sua storia è, in fondo, quella di tanti, troppi, a volte stranieri, in viaggio da terre lontane, che approdano in paesi, come l'Italia, in cerca di una luce. Un giorno, in un casolare abbandonato del nolano, fu vittima della ferocia di un branco che lo sorpresero nel silenzio, colpendolo a sangue.

Vaclav fu ricoverato d'urgenza, i suoi aguzzini furono identificati. La giustizia ha fatto il suo corso. Nonostante la ferocia dei colpi, le ferite serissime riportate, Vaclav riuscì a riprendersi. Poi si è lasciato andare, ancora una volta, nel silenzio e solitudine in punta di piedi come scrive sul portale www.cantolibre.it l'attivista napoletana Maite Iervolino. 

La notizia della sua morte sta facendo il giro dei media. Quei suoi occhi grandi e limpidi avevano commosso tutti due anni fa. Poi, sulla sua vita e disperazione era caduto nuovamente un silenzio, profondo.

«Václav Bríza era un ragazzo del 1976, proveniente dalla Repubblica Ceca, esattamente da Orlová. Era venuto in Italia per cercare di cambiare la sua vita, dopo aver fatto il suo percorso di studi che si era concluso con la frequentazione dell’università militare.

Nell’ Italia del Nord aveva cominciato a lavorare raccogliendo la frutta, poi si era approdato nella periferia di Avellino e lì aveva lavorato come operaio - spiega nel suo ricordo Iervolino su cantolibre -». Poi la scelta di vivere per strada, parlando con le persone di pace e di cose belle.

Si era trasferito poi a Nola dove si era trovato un posto, nel parcheggio di un supermercato, in compagnia dei suoi amati cagnolini. Incontrava qualche amico che veniva come lui, dall'Est. Poi la notte la trascorreva in quel casolare abbandonato, dove un destino crudele volle che venisse sorpreso da un gruppo di giovani, che lo presero a bastonate. Un cittadino richiamato dai latrati dei cani intervenne chiamando i soccorsi, quando lo vide con arti rotti per terra in una pozza di sangue.

Cominciò una vera e propria gara di solidarietà, in tanti lo aiutarono. Poi venne sottoposto ad un lungo cammino di recupero dell'utilizzo di gambe e braccia. Václav non volle tornare in Repubblica Ceca, pur avendo lasciato intendere che l’avrebbe fatto, aspettava la conclusione del processo e che gli venisse riconosciuta un’indennità.

Poi cominciò a lasciarsi andare decise di vivere a modo suo, si trascurò fino a star male e di recente fu portato in ospedale in condizioni di salute molto preoccupanti. Ieri notte, il cuore di Vaclav si è fermato per sempre. 

“E’ stato ricoverato – sottolinea il direttore del reparto di medicina del nosocomio bruniano Felice Avella – in uno stato cirrotico avanzato. Rifiutava il cibo, fumava soltanto, tanto che gli venivano somministrati nutrienti direttamente per via endovena. Poi l’altra notte il decesso”.