di Andrea Fantucchio
Alla fine il testimone di Palermo è arrivato. Questa mattina è stato ascoltato in aula il fratellastro di G.A., arrestato con M.G. nel febbraio 2016. Per l'accusa avrebbero lanciato una bomba carta contro il negozio di animali che si trova in via Saverio Marotta a rione Valle. Il processo si chiuderà il 27 febbraio quando sarà escussa una testimone indicata dalla difesa. Seguirà la requisitoria del pm e poi le arringhe degli avvocati.
Il testimone ha ripercorso quanto accaduto a inizio 2016. Quando, raggiunto da un decreto di espulsione da Palermo, aveva chiesto ospitalità alla madre a Monteforte Irpino. Una donna con la quale non aveva rapporti da anni. E' lì che avrebbe incontrato il fratellastro, G.A., che secondo quanto dichiarato in aula gli avrebbe chiesto di partecipare a un'azione violenta contro un negozio. Il testimone avrebbe finto di voler prendere parte al piano per poi denunciare tutto alle forze dell'ordine. Prima ai carabinieri e poi alla Questura perché, questo è quanto dichiarato, non si si fidava più dei militari di Monteforte Irpino. Avrebbe contatto gli uomini della Mobile recapitando un messaggio, scritto su un foglio e oggi consegnato al giudice.
Proprio il ruolo che avrebbero giocato i rappresentanti dell'Arma è stato al centro del controesame condotto dall'avvocato Di Martino.
Per il testimone, infatti, i carabinieri sapevano dell'attentato del quale avevano parlato G.A. E per questo la notte dell'accaduto avrebbero eseguito un pattugliamento sotto casa a Monteforte Irpino così da consentire al teste di tirarsi fuori dal piano.
Poi però, questa la contraddizione rilevata dalla difesa, i carabinieri di Monteforte Irpino non sarebbero intervenuti per sventare il piano stesso.
Non l'unica discordanza emersa durante il controesame: il testimone non ricordava né l'indirizzo del negozio contro cui è stata lanciata la bomba carta (ha indicato tre indirizzi diversi anche nelle tre denunce fatte alle forze dell'ordine) né i dettagli della sera dell'accaduto (nel verbale di denuncia ha dichiarato di aver parlato col frallastro a tarda sera, in aula ha detto di non aver avuto contatti con lui).
Ha inoltre dichiarato di non conoscere l'altro imputato e i rapporti che lo legavano al fratellastro. Ne avrebbe appreso il nome solo quando quest'ultimo l'ha messo al corrente del piano. La difesa ha chiesto di poter citare il maresciallo citato dal testimone. Richiesta rigettata dal collegio giudicante presieduto dal magistrato Luigi Buono.
Si torna in aula a febbraio. Quando saranno sarà lasciato spazio alla difesa condotta dai penalisti Gerardo Di Martino, Gerardo Santamaria e Alberico Villani.
