Maestra maltrattava bambini a Valle: nessuno sconto in Appello

Avellino. La Corte di appello ha confermato la sentenza di primo grado per la docente.

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Era stata arrestato nel maggio 2016 dopo essere stata ripresa - da telecamere nascoste inserite nella scuola dalla Squadra Mobile di Avellino - mentre maltrattava alcuni bambini.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Confermata dalla Corte di appello di Napoli la sentenza con la quale il gup di Avellino, Vincenzo Landolfi, aveva condannato a due anni e otto mesi di reclusione, nonché al risarcimento del danno in favore di otto bimbi vittime di maltrattamenti (4000 euro di provvisionale immediatamente esecutiva), A.D.G., maestra 60enne di Manocalzati. La donna, accusata di maltrattamenti ai danni degli alunni del “II Circolo di Valle” ad Avellino, era stata da maggio 2016 a febbraio 2017 ai domiciliari, misura poi sostituita con un anno di interdizione dai pubblici uffici e dal luogo di lavoro.

La pronuncia di secondo grado riguarda una vicenda che risale al maggio 2016. Dopo le denunce dei parenti di alcuni studenti era scattata l'indagine della Squadra Mobile di Avellino. Gli agenti avevano ripreso la docente che insultava, schiaffeggiava e minacciava gli alunni. I piccoli – questo avevano raccontato i genitori alla polizia – più volte erano tornati a casa con lividi sulle braccia. Avevano incubi notturni che li svegliavano dal sonno e problemi di incontinenza che i parenti ritenevano riconducibili ai maltrattamenti subiti.

La vicenda aveva avuto grande eco mediatica anche lontano dall'Irpinia. I familiari, infatti, rappresentati dai penalisti Gaetano Aufiero, Stefano Vozella e Antonella Ferraro, avevano raccontato quanto subito dai loro piccoli anche a diverse emittenti nazionali.

L'imputata, assistita dai penalisti Nello Pizza e Brigida Cesta, aveva scelto di essere giudicata col rito abbreviato. Era seguita la condanna pronunciata dal gup Landolfi. La Corte di appello- sesta sezione penale- ha rigettato l'appello e confermato in toto la sentenza di primo grado, come richiesto dal procuratore generale e dalla difesa delle famiglie che si sono costituite parti civili.