Inchiesta fondi Aias: in Procura Ciriaco De Mita|VIDEO e FOTO

Convocato dai pm Cantelmo e D'Onofrio l'ex presidente del consiglio e sindaco di Nusco.

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De Mita, come raccontato dai colleghi de "Il Fatto Quotidiano, è stato intercettato mentre era a telefono con il giudice Pagano. Parlavano di un "Bigotta" che gli inquirenti ipotizzano essere proprio Gerardo Bilotta indagato nell'inchiesta Aias.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

«Meglio che non dico nulla», il sindaco di Nusco Ciriaco De Mita ha risposto in modo serafico all'uscita del tribunale di Avellino. Erano da poco passate le 17. Ci era entrato due ore prima accompagnato, fin sull'uscio, dal suo vicesindaco, Walter Vigilante. De Mita è stato convocato in Procura come persona informata dei fatti nell'inchiesta sulle onlus “Aias” e “Noi con loro”. (Alle 19.45 il servizio su 696 Tv con Angelo Giuliani)

Dieci al momento gli indagati, fra i quali la moglie dell'ex presidente del consiglio e un “fedelissimo”, Gerardo Bilotta. Numero uno dell'Aias che si è dimesso in seguito all'indagine della magistratura.

Le ipotesi di reato nei loro confronti sono di abuso d’ufficio, false fatturazioni e associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. I pm Rosario Cantelmo e Vincenzo D'Onofrio indagano su una presunta distrazione di fondi di diversi milioni di euro in favore di altre società. Aziende che nulla avrebbero a che vedere col settore dell'assistenza ai disabili di competenza delle Onlus indagate.

La Procura di Avellino – come riportato dai colleghi de Il Fatto Quotidiano – avrebbe chiesto agli inquirenti di Napoli la trascrizione di un'intercettazione. Nella quale sono registrati De Mita e il giudice Mario Pagano, arrestato per corruzione con l’accusa di aver pilotato sentenze civili, tributarie e del lavoro, grazie a collegamenti con amici magistrati del Salernitano.

Nella telefonata del 20 febbraio del 2016 De Mita avrebbe chiesto al magistrato di ricevere una persona “dalla faccia non molto raccomandabile” perché “gli deve chiedere una cortesia semplice”. La Squadra Mobile aveva trascritto il nome in Gerardo Bigotta. Il sospetto degli investigatori avellinesi è che si tratti proprio di Gerardo Bilotta

La Procura ha convocato De Mita per fare chiarezza su questo e altri aspetti che potrebbero essere inerenti all'inchiesta Aias. E aprire ulteriori piste investigative. Il nucleo dell'indagine è rappresentato da numerose trattative che hanno insospettito la guardia di finanza di Avellino che si è occupata delle indagini. Una somma di oltre sei milioni di euro versati all'Aias per le prestazioni sanitarie fornite. Parte di quei soldi, come detto, sarebbero stati dirottati altrove. Inoltre – secondo l'accusa – l'Aias continuava a ricevere i soldi della Regione nonostante fosse sprovvista dell'accreditamento fornito dall'Asl da tre anni.

Recentemente Palazzo Santa Lucia è “tornato sui suoi passi” rigettando la richiesta di accreditamento dell'associazione Aias onlus Avellino. Una decisione che ha seguito l'indagine della Procura sull' accreditamento provvisorio in vigore dal 2013. Anno nel quale il commissario Asl Sergio Florio  aveva attestato che l'Aias "non possedeva i requisiti minimi e l'autorizzazione sindacale all'esercizio dell'attività sanitaria" . E aveva specificato che " non era accreditabile al momento della prestazione dell'istanza". La Regione non era intervenuta. Il successivo commissario dell'Asl, Mario Ferrante, aveva deliberato il mancato possesso dell'autorizzazione sindacale e dei requisiti minimi e aveva poi chiesto lumi alla Regione sulla accreditabilità dell'Aias.

Il commissario regionale nel decreto specifica anche che "i tetti di spesa assegnati alle strutture provvisoriamente accreditate hanno natura programmatoria, quale "limite di spesa" assentibile e non comportano di per sé il diritto ad erogare prestazioni sanitarie a carico del Servizio sanitario regionale. Quest'ultimo è successivo all'esito positivo delle verifiche di esclusiva competenza delle Aziende Sanitarie Locali. Enti che hanno l'obbligo di verificare la sussistenza e la permanenza dei requisiti”. La responsabilità delle risorse, come spiegato dalla Regione, è quindi in capo ai dirigenti che si sono susseguiti. Su questo aspetto potrebbe presto far luce la Corte dei Conti.