di Andrea Fantucchio
Un' associazione a delinquere finalizzata alle truffe che aveva come protagonista un ex dipendente della Provincia di Avellino. La ricostruzione che emerge dall'avviso di conclusione indagini recapitato ai sette indagati finiti al centro dell'inchiesta coordinata dal procuratore del tribunale di Roma, Maria Sabina Calabretta.
Per gli inquirenti avrebbero dato vita a un sistema di sentenze contraffatte relative ad alcuni rimborsi per sinistri stradali. Gli episodi contestati vanno dal 2013 al 2015. La Procura romana ritiene che l'organizzatore delle truffe fosse un 66enne dell'hinterland, dipendente della Provincia di Avellino che si occupava dell'ufficio sinistri dell'ente e della relativa istruttoria.
Diversi gli episodi segnalati. Come il 4 marzo 2013: quando gli indagati con una falsa sentenza avrebbero indotto in errore il consiglio provinciale procurandosi un indebito profitto di oltre 54mila euro. Somma poi versata sul bonifico di uno degli indagati. In un'altra occasione – l'8 gennaio del 2014 – avrebbero causato un danno di oltre 35mila euro incassati da un altro indagato.
Un'inchiesta che si era incrociata con quella della Corte dei Conti. Ed evidenziava presunte sentenze contraffatte relative ad alcuni rimborsi per sinistri stradali fra il 2014 e il 2015, con danno erariale di circa 200mila euro per l'ente. A far scattare l'indagine era stata proprio la Provincia, trasmettendo una delibera di annullamento di un deliberato del 2014 per l'approvazione di debiti fuori bilancio, emersi da una sentenza civile di condanna per i danni all'ente di Palazzo Caracciolo.
A questa prima delibera era seguita un'istruttoria che aveva fatto rilevare una presunta contraffazione della sentenza depositata: era così stato disposto un rimborso di 36mila euro.
Il responsabile dell'avvocatura provinciale Gennaro Galietta, nel 2015, aveva indagato su alcune anomalie giuridiche riscontrate nel riconoscimento del debito fuori bilancio, raccogliendo diversi elementi che facevano ritenere si trattasse di un falso. Fra le contestazioni: medesimo numero di registro del procedimento e di quello della sentenza, acquisizione al protocollo dell'ente prima della notifica del provvedimento, carenza di formula esecutiva e nessun riferimento all'ufficiale giudiziario che si era occupato di sottoscrivere la notifica stessa.
L'amministrazione provinciale aveva così deciso di avviare una serie di accertamenti estesi anche ad altri risarcimenti, rilevando diversi casi nei quali venivano riconosciuti debiti con sentenze e note di trasmissione interne contraffatte. Ora i sette indagati avranno venti giorni per essere ascoltati dai magistrati o presentare memorie difensive. Intanto, durante l'indagine, sono state stralciate diverse posizioni. Come quella di un dipendente della Provincia difeso dall'avvocato Teodoro Reppucci. Aveva dimostrato come al suo assistito fosse stata sottratta la password da uno degli altri indagati che poi l'avrebbe utilizzata per realizzare le presunte sentenze fasulle.
