Scandalo diplomi falsi ad Avellino: tre nuovi indagati

La Procura ha chiesto e ottenuto una proroga delle indagini. Nuovi istituti privati nel mirino

scandalo diplomi falsi ad avellino tre nuovi indagati

Continua l'inchiesta che si è incrociata con un servizio di denuncia di Striscia la Notizia. La Procura ha chiesto la proroga indagine per cinque persone.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Diplomi falsi a prezzi stracciati per superare i concorsi e lavorare nelle scuole come tecnici o amministrativi. Una rete di collaboratori di enti pubblici ben oliata che aveva i suoi ganci negli uffici giusti. Decine e decine di clienti da accontentare: un'inchiesta che potrebbe scoperchiare un vaso di Pandora. La Procura di Avellino vuole andare fino in fondo e ha chiesto e ottenuto dal gip Vincenzo Landolfi la proroga delle indagini. Notificata a cinque persone: un 62enne di Paternopoli, una 40enne di Carife e una 48enne di Avellino, ai quali si aggiungono i due indagati per i quali è stato chiesto il giudizio immediato per un procedimento annesso.

Corruzione e falsità materiale in atto pubblico commessa da un pubblico ufficiale: queste le ipotesi di reato contenute, a vario titolo, nell'atto di accusa firmato dal procuratore, Rosario Cantelmo, e dal sostituto, Antonella Salvatore. A occuparsi delle indagini è il nucleo investigativo dei carabinieri di Avellino. I militari, agli ordini del comandante Quintino Russo, hanno eseguito numerose perquisizioni in diversi istituti privati di Avellino e provincia, spingendosi anche nel casertano. E' a Santa Maria Capua Vetere, infatti, che è stato individuato uno dei presunti «diplomifici». Sono stati sequestrati pc, memorie digitali, appunti scritti a mano. Gli investigatori hanno poi incrociato i verbali di esame per verificare se tutti quelli che sono risultati primi in graduatoria avessero davvero preso parte agli scrutini. Non è escluso infatti che qualcuno, forte dei diplomi acquistati sottobanco, abbia addirittura pensato di disertare l'esame. Una superficialità che potrebbe rivelarsi fatale: per i compratori è ipotizzabile una "truffa ai danni dello Stato", senza considerare le conseguenze sul piano lavorativo, dalle sospensioni ai licenziamenti per giusta causa.

Secondo la ricostruzione della Procura il prezzo dei diplomi era tutt'altro che proibitivo: poche centinaia di euro per patenti europee e specializzazioni che sarebbero costate mesi e mesi di studio. E che avrebbero permesso agli acquirenti di scavalcare tutti quelli che avevano invece scelto di concorrere onestamente.

L'indagine dei magistrati avellinesi si era incrociata con un servizio di denuncia di Striscia la Notizia: cassa di risonanza imponente che aveva permesso alla vicenda di superare i confini provinciali. A essere ripreso dalle telecamere nascoste del programma Mediaset era stato un collaboratore esterno della Cisl di Avellino poi accusato di aver venduto diplomi a una donna. Il sindacato, affiancato dall'avvocato Ennio Napolillo, aveva presentato una denuncia per auto-tutelarsi. Intanto l'indagine è proseguita. I carabinieri hanno iniziato a intercettare l'indagato e, con un certo stupore, l'hanno sentito parlare ancora di diplomi, oltre che «del danno che gli stava arrecando l'inchiesta». Avrebbe di fatto continuato a riscuotere denaro incurante del servizio televisivo che aveva portato Avellino alla ribalta delle cronache nazionali. Intanto il tribunale del Riesame ha accolto il ricorso degli avvocati Giuseppe Saccone e Gerardo Di Martino e revocato l'interdizione per dodici mesi dal ruolo di esaminatore che aveva colpito uno degli indagati. La Procura continua con la sua inchiesta: i magistrati sono infatti convinti di aver fatto emergere solo la «classica» punta dell'iceberg.