Indagine Alto Calore, la Corte dei Conti avverte Ciampi

Alto Calore non ha iniziato a recuperare le morosità. Soci invitati a intervenire alla svelta.

I soci attuali sono invitati a prendere atto che l'Ente di Corso Europa non ha ancora avviato le procedure di riscossione dei crediti vantati nei confronti di numerosi utenti.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

L'inchiesta della Corte dei Conti su Alto Calore rischia di avere conseguenze anche per la nuova giunta del Comune di Avellino. La guardia di finanza, agli ordini del colonnello Gennaro Ottaiano, ha infatti inviato per conoscenza gli atti dell'indagine al sindaco, Vincenzo Ciampi, al presidente della Provincia, Domenico Gambacorta, e al neo-amministratore unico dell'ente di Corso Europa e presidente della commissione controllo, Michelangelo Ciarcia.

Un avviso chiaro: Alto Calore non ha iniziato a recuperare le morosità e non si può continuare così. L'ipotetica ignavia è infatti già costata la citazione in giudizio a tredici persone fra sindaci e dirigenti. Finiti al centro di un'inchiesta che, per cifre e modalità contestate, fotografa una situazione più volte denunciata nel corso degli anni. L'inefficienza di certi uffici di Alto Calore in rapporto a un numero di personale in esubero. La Procura della Corte dei Conti non ha dubbi: «Il 42 per cento dei costi dell'azienda è per pagare i dipendenti, che superano di gran lunga quelli impiegati negli altri enti idrici italiani. Eccetto l'Acquedotto Lucano, che serve un territorio più vasto». Eppure il servizio, stando ai numeri dell'indagine, fa acqua da tutte le parti. A cominciare dal recupero crediti.

Nell'invito a dedurre si legge: «nel 2008 non risultano documenti relativi all'invio dei solleciti inoltrati agli utenti morosi», eppure la pratica sarebbe «regolarmente avvenuta». Peggio nel biennio successivo quando «non sono inviate diffide con raccomandata». Anche se i problemi iniziano molto prima. Dal 2004 al 2015 le letture effettuate non superano il 50 per cento. Milioni di euro che non sarebbero mai stati riscossi. La finanza ha acquisito un file nel quale sono indicati gli utenti morosi fino a ottobre 2015. Una cifra superiore a 57 milioni di euro che, per varie ragioni, Acs non avrebbe incassato.

Il nucleo provinciale di polizia economico-finanziaria della guardia di Finanza di Avellino, guidato dal tenente colonnello Gennaro Garzella, ha ricostruito anche l'atteggiamento tenuto dai soci dell'ente di Corso Europa. E ha scoperto come il problema dei crediti non riscossi sia stato più volte sollevato nel corso degli anni. A partire dal 2003, quando un dipendente aveva sviluppato un software per monitorare proprio le bollette. Ma il progetto era naufragato. Mentre le soluzioni mancavano, si continuava a ricorrere a finanziamenti. Ora la Corte dei Conti - scusate il gioco di parole - chiede il conto. E non risparmia neppure gli attuali soci che sono invitati a intervenire e alla svelta.