Ecco come reclutavano mercenari per Putin anche in Irpinia

Nelle carte dell'inchiesta, oltre all'irpino Cataldo c'è un beneventano. Ecco cifre e dettagli.

ecco come reclutavano mercenari per putin anche in irpinia

L'irpino, per gli inquirenti, svolgeva un ruolo di mediatore fondamentale per reclutare altri mercenari.

Avellino.  

 

di Andrea Fantucchio 

Un'associazione finalizzata al reclutamento e al finanziamento di mercenari anti-governativi. Antonio Cataldo, 33 anni, di Chiusano San Domenico, aveva un ruolo fondamentale per attrarre e formare aspiranti soldati che dovevano andare a infoltire le fila della “brigata internazionale”: gruppo paramilitare, formato da soggetti provenienti da tutto il mondo. Lo si legge nelle 129 pagine dell'ordinanza del gip, Ferdinando Baldini. (La foto rappresenta un soldato filorusso impegnato in Ucraina, ma non è uno degli indagati dell'inchiesta)

Che ruolo aveva l'irpino

I soldati arruolati – per la Procura di Genova - erano destinati a rinforzare le milizie russe nelle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, in Ucraina. Dopo che nel 2014, in seguito a una grave crisi economica, manifestanti armati si erano impadroniti di alcuni palazzi governativi dell'Ucraina orientale nella regione del Donbass. Nell'agosto successivo le truppe russe erano sconfinate in territorio ucraino, avviando una strategia per alimentare l'instabilità del governo locale. E' allora che sarebbero iniziati i reclutamenti dei mercenari per alimentare le milizie filo-putiniane.

Un ruolo fondamentale, per gli inquirenti, era svolto da Andrea Palmeri, il «generalissimo», leader di un gruppo ultrà di Lucca e da sempre vicino agli ambienti dell'estrema destra. Negli interrogatori viene definito come «quello che aveva contatti con gli italiani che volevano arruolarsi». Cataldo – invece – avrebbe svolto il ruolo di mediatore.

L'irpino aveva spiegato come funzionava l'arruolamento alle telecamere de Le Iene: «Sul posto abbiamo bombe e munizioni all'infinito». La paga è di 400-500 euro. Gli inquirenti scoprono che a versare il denaro è la Repubblica di Lugansk. Ma ritengono che i soldi ce li metta qualcun altro: probabilmente i Russi.

Il 33enne di Chiusano parla spesso di denaro nelle sue intercettazioni. Tanto da spingere i magistrati a ipotizzare che si fosse arruolato «più per bisogno che per reale ideologia politica». E anche la sua storia personale sembra suggerirlo. Cataldo lavora per agenzie di sicurezza, ma arrotonda spesso facendo il mercenario per il mondo. Nel 2011 è stato arrestato in Libia dalle forze di sicurezza dell'allora regime di Muammar Gheddafi. Viene liberato, con altri due connazionali, da miliziani ribelli. Ma non cambia vita, anzi. In un'intercettazione con una familiare parla di un futuro in America Latina. In Italia non ci vuole tornare. Perché, secondo gli inquirenti, teme di essere arrestato. E intanto continua il suo ruolo di reclutatore. Per la Procura il primo contatto con gli aspiranti mercenari avviene via facebook. Spesso attraverso il profilo del «generalissimo».

Ecco come venivano reclutati i mercenari

Della selezione dei futuri soldati ne parla lo stesso Cataldo. In una telefonata intercettata con Krutani Olsi, albanese, ex militare paracadutista della Federazione Russa, insegnante di arti marziali a Milano. E proprio negli ambienti delle palestre meneghine aveva incontrato un 24enne beneventano. Stesse idee politiche e identica passione per le arti marziali russe. Durante le manifestazioni sportive si creano le occasioni per parlare delle spedizioni in Ucraina. Quando chiama Cataldo, Krutani spiega che un «amico comune» gli ha dato indicazione di unire i gruppi. L'irpino è interessato e vuole creare una «squadra capace di compiere lavori particolari». Non servono anziani poco motivati o profili con scarsa esperienza militare.

«Se ci sono italiani pronti a entrare nel Donbass – risponde l'interlocutore - noi favoriremo ingresso e assistenza». Cataldo lo rassicura. Molti connazionali lo avrebbero contattato per aggiungersi alle milizie filorusse. L'albanese lo invita a «essere più discreto» riferendosi all'intervista concessa a Le Iene.

L'addestramento delle nuove reclute avviene in Ucraina. Spiega uno di loro agli inquirenti: «Oltre all'artiglieria i miliziani filorussi impartiscono lezioni su come comportarsi e muoversi tatticamente in prima linea, ai quali si aggiungono rudimenti del pronto soccorso».

L'uomo racconta di aver conosciuto Cataldo in un bar a Catania, nel 2011, e poi di aver tenuto contatti con lui via facebook nel corso degli anni. Quando aveva avuto bisogno di soldi l'amico, via Skype, gli aveva parlato della brigata internazionale. E si era occupato di organizzare il viaggio in Ucraina, aggiungendo: «Porta un giubbotto invernale, una tuta mimetica, dei guanti, degli scarponi e un vestiario adatto al luogo».

A Lugansk l'uomo aveva raggiunto Cataldo e Palmeri. I pagamenti erano in dollari. Lui aveva visto consegnare i soldi a cinquanta miliziani alloggiati nella sua stessa caserma, mentre in un'altra occasione a essere pagate erano state oltre 150 persone. Insomma il giro di mercenari era vasto e per gli investigatori, oltre che in Italia, si alimentava anche in Spagna e in Scandinavia. Cataldo arrestato dai Ros ha risposto a tutte le domande del gip e respinto le accuse.

Come è nata l'inchiesta 

L’inchiesta è nata nel 2013 dopo che in Liguria erano state rinvenute scritte contro Anna Frank riconducibili all’estrema destra. Ma nella regione i movimenti eversivi non avevano attecchito come speravano gli autori dei messaggi. Gli investigatori, però, avevano lavorato su quella pista e ricostruito la costellazione di profili che ruotavano intorno alla presunta associazione, anche attraverso l’analisi dei social network. E ora continuano a lavorare per scoprire chi si nasconde dietro l'arruolamento dei mercenari e se i soldati siano stati utilizzati solo in Ucraina.